Il «maestro» contro «Tata»: una finale tutta... guay

Quando insegnava in una scuola elementare di El Cerro, barrio operaio di Montevideo, il maestro Tabarez lo scrisse addirittura sulla lavagna: «Uruguay Campeón». Era il 1970 e ovviamente mai avrebbe immaginato di accarezzare un giorno un sogno così impraticabile. Il momento invece è arrivato e potrebbe proprio essere griffata «Tabarez» la 15ª Coppa America della Celeste. «Ho iniziato ad allenare per comprarmi un piccolo appartamento - racconta - è iniziato quasi tutto per caso». C'è molta fortuna nella sua storia, ma anche tanto lavoro e qualche delusione. Sulla sua strada il «maestro» ha incontrato una Coppa Libertadores (vinta nel 1987 col Penarol), ma anche il flop al Milan, una squadra che gli è comunque rimasta nel cuore. Se l'Uruguay è arrivato al Monumental per sfidare il Paraguay è anche merito dei colori rossoneri. «In questi giorni ho mostrato ai ragazzi le partite del Milan di Sacchi, in particolare quella del 4 a 0 sullo Steaua». Pressing, velocità e possesso palla. Armi che hanno permesso a Forlan e compagni di volare alto. Il Paraguay invece in finale c'è arrivato con un calcio sobrio e sparagnino. Il catenacciaro «Tata» («il saggio») Martino ha allestito un bunker e si è affidato alle prodezze del portiere Justo Villar nella lotteria dei rigori. Un atteggiamento che per ora ha pagato e che potrebbe funzionare anche questa sera. Soprattutto in una Coppa America che fin dalle prime battute non ha lesinato sorprese.
Trascinato da uno strepitoso Guerrero il Perù sale sul podio battendo nella finalina 4-1 il Venezuela, inizialmente considerata un po’ la squadra-materasso del torneo. Tripletta del «Barbaro», di Chiroque al 42' il primo gol della partita mentre sul 2-0 è toccato ad Arango segnare la rete che per pochi minuti sembrava potesse riaprire la partita.