Il maestro Mehta lancia l’appello: «Aiutate questo meraviglioso teatro»

«Siate responsabili, fate qualcosa per questo meraviglioso teatro». Le parole di Zubin Mehta partono come dei siluri dal palcoscenico del Carlo Felice e vengono raccolte da una platea entusiasta e osannante. Rivolte certo a tutti i cittadini, ma in particolare al mondo finanziario e industriale genovese, in modo che sostenga senza riserva alcuna un emblema culturale così forte come il teatro dell'opera. «Immaginate il mondo senza cultura, senza artisti, senza musica: una povertà assoluta e una realtà senza stimoli anche per le future generazioni».
Il grande direttore d'orchestra indiano è salito lunedì sera sul podio del teatro genovese per dirigere un concerto di solidarietà, interamente dedicato a Beethoven, offrendo la sua arte a titolo completamente gratuito: uno tra i pochissimi eventi ufficiali nella giornata di sciopero nazionale dello spettacolo contro i tagli imposti dalla finanziaria 2011, il mancato rinnovo degli sgravi fiscali per il cinema, il tracollo del fondo unico per lo spettacolo (Fus), che ha visto fermarsi tutti i teatri, i cinema, le sale da concerto. E che ha aperto però anche un dialogo con il ministro Bondi, che ammette come l'iniziativa, questa volta, parta da presupposti giusti: «Non posso non comprendere le ragioni della protesta del mondo dello spettacolo, che pongono in effetti problemi reali. Auspico al più presto una soluzione positiva, che consenta di programmare i calendari del prossimo anno».
Ma torniamo al Carlo Felice. Tutto esaurito, con code infinite al botteghino per un fantasmatico last minute e tanti tantissimi applausi. Insieme a Mehta, gratuitamente sul palco anche il grande pianista Rudolf Buchbinder, che ha eseguito il concerto per pianoforte e orchestra «L’imperatore»: un'esecuzione toccante e magistrale che ha catturato il cuore e l'attenzione del pubblico fino all'ultima nota. Perfetta la padronanza del pezzo, della dinamica, con una gestione delle intensità sonore sorprendente per maturità e sensibilità; diretto in modo eccellente da Mehta, che ha integrato lo strumento solista all'orchestra in un impasto omogeneo e preciso.
Due i bis, richiesti a gran voce: l'ultimo tempo della sonata «Patetica», sempre di Beethoven, e una variazione sul «Pipistrello» di Strauss. Gran finale con la meravigliosa Settima Sinfonia, con l'orchestra nella classica botte di ferro, grazie ad una direzione che non l'ha mai abbandonata: interminabile la standing ovation nella gremitissima platea e in galleria.