Il maestro di videogame da 100 dollari l’ora

Giuseppe Marino

«Sono granate al plasma o a frammentazione?», chiede l’allievo. «Non importa - risponde pragmatico l’insegnante - tirane un’altra». Frammenti di un dialogo avvenuto realmente, sia pure a quasi 2.000 chilometri di distanza e attraverso Internet, tra il più richiesto insegnante di videogiochi d’America e un volenteroso (e pagante) studente newyorchese. David Estalote, che nella vita fa il programmatore, ha prenotato un ciclo di lezioni sul sito www-gaming-lessons.com e ha accettato di pagare 45 dollari l’ora per farsi insegnare dal 19enne Tom Taylor a migliorare le proprie performance ad «Halo 2», uno dei più giocati videogame di combattimento del mondo, un successo della console Xbox di Microsoft. Estalote si è detto più che soddisfatto delle lezioni, e ha concluso che se avesse dovuto imparare da solo i trucchi insegnatigli da Taylor, avrebbe speso tante di quelle ore a giocare che alla fine gli sarebbe costato di più.
Convinti? Ma se non vedete l’ora di impugnare il joypad e aprire il fuoco sul nemico sotto la guida del giovane Taylor, niente da fare. Il creatore del sito ha l’agenda piena, come si legge nella prima pagina del sito da lui creato. Potete al massimo rivolgervi a uno degli altri brufolosi adolescenti che ha ingaggiato per insegnare nella sua scuola di videogiochi. O, se volete risparmiare, prenotate il docente più giovane: Victor De Leon III, 8 anni, nome di battaglia «Lil Poison», per soli 25 dollari l’ora. Con i suoi primi guadagni «Piccolo Veleno» ha comprato un criceto e lo ha chiamato «Cortana», come uno dei protagonisti di «Halo 2».
Le tariffe di Tom Taylor, nome di battaglia «T2» o «Tsquared», cioè «Tiquadro», ormai sono decisamente più alte. Sono salite alle stelle da quando è stato ingaggiato dalla lega dei videogiocatori Mlg, la Major league gaming, per 250.000 dollari (altri 120.000 gli piovono in tasca dalle lezioni e dai premi dei tornei a cui partecipa). Per diventare videogiocatore professionista Tom ha anche lasciato la scuola. Del resto il giovanotto della Florida è stato ormai consacrato anche dai media americani. Secondo «Stuff Magazine» è uno dei 20 «under 30» più influenti d’America. Il Wall Street Journal gli ha dedicato un articolo ed è stato protagonista anche di uno speciale sul programma «True Life» di Mtv. La sua scuola del resto non è nemmeno l’unica negli Stati Uniti, ma solo la più in voga. Quella fondata dal 23enne Craig Levine ha già un anno di vita, durante il quale ha impartito 3.000 ore di lezione per giochi famosi come «Call of duty», ambientato sui campi di battaglia della Seconda guerra mondiale.
Chi sono gli allievi? Giovani che vogliono diventare giocatori professionali e cimentarsi nei tanti tornei i cui premi sono talmente ricchi da trasformare il costo delle lezioni in un ottimo investimento. Ma non solo. Ci sono anche tanti appassionati che vogliono migliorarsi più rapidamente. Come Richard Jefferson, guardia della squadra di basket New Jersey Nets, che ha raccontato la sua esperienza con «T2» al «Wall Street Journal». Ma lui dice di non aver pagato: in via eccezionale sono stati accettati dei biglietti per le partite di basket Nba. «Ho in mente altri progetti - dice Taylor - come una linea d’abbigliamento. Ma non penso spesso al futuro. Quando gioco penso solo al torneo, non a cosa accadrà tra 15 anni».
C’è da sorprendersi per questo successo? Il mercato dei videogame negli Usa da tempo è diventato il più ricco di tutta l’industria del divertimento. E perfino in Italia, un mercato minore, ecco i dati di vendita del 2005: 14 milioni di euro i videogiochi, 400 milioni l’home video e 270 la musica.