Mafia, arrestato ex vicepresidente siciliano

A Bartolo Pellegrino sono stati concessi gli arresti domiciliari. Con lui in manette anche un dirigente al Demanio di Trapani e diversi imprenditori. Stroncato dagli inquirenti un "cartello" tra mafia e politica che controllava appalti, edilizia e affari

Trapani - Gli investigatori lo considerano la "cerniera" che univa la mafia alla politica in provincia di Trapani nelle gestione degli appalti e per questo lo indagano per concorso esterno in associazione mafiosa. Agli arresti domiciliari, però, il leader del movimento autonomista Nuova Sicilia, Bartolo Pellegrino, è finito "solo" per concorso in corruzione continuata perché il Gip distrettuale Antonella Consiglio ha tenuto conto dei suoi 73 anni e non ha ritenuto sufficienti gli indizi di colpevolezza raccolti a suo carico dai magistrati della Dda di Palermo per emettere provvedimento restrittivo per il reato più grave. All'ex vice presidente della Regione siciliana nella giunta guidata da Matteo Graziano, i magistrati antimafia di Palermo contestano di aver fatto "mercimonio delle proprie funzioni di assessore" per avvantaggiare gli interessi dei mafiosi.

In particolare, sempre secondo la Procura di Palermo, Pellegrino avrebbe garantito, e si sarebbe attivato allo scopo, il buon esito di speculazioni edilizie nella città di Trapani e avrebbe anche accettato la promessa di ricevere 500 euro per ciascuno dei 600 appartamenti progettati nel quartiere Villa Rosina da una società che avrebbe dovuto agevolare. Con l'esponente politico autonomista - che di recente aveva stipulato un accordo elettorale con la nuova Dc di Rotondi - sono finite in manette altre 5 persone: 3 imprenditori, l'ex dirigente dell'Agenzia del Demanio, Francesco Nasca (che ha lasciato l'incarico nel giugno dello scorso anno) e il presunto boss mafioso, Francesco Pace, che era già detenuto. Ad accusare gli indagati, oltre ad intercettazioni ambientali, anche le dichiarazioni dell'imprenditore Antonino Birrittella. A Nasca, che è stato anche responsabile del servizio che gestiva l'affidamento dei beni confiscati alla mafia, i magistrati palermitani contestano di essersi messo a disposizione delle cosche trapanesi per deprezzare il valore dei beni e fare in modo che le organizzazioni malavitose riuscissero a tornarne in possesso. In particolare, tale attività Nasca avrebbe compiuto con la "Calcestruzzi Ericina". L'azienda, confiscata al boss Vincenzo Virga, sarebbe stata sottostimata con una relazione redatta dallo stesso ex dirigente dell'Agenzia del Demanio, e poi acquistata dall'imprenditore Vincenzo Mannina, arrestato dalla squadra mobile di Trapani assieme a Michele Martines e Mario Sucamele. Nell'inchiesta, per concorso in corruzione, sono indagati a piede libero anche esponenti politici del centro destra e del centro sinistra.

Scarpinato: "Annullata la democrazia economica e politica" "Le storie emerse nel corso dell'inchiesta sono esemplari, perché non riguardano solo estorsioni all'imprenditoria edile, piuttosto un gruppo di potere formato da esponenti mafiosi subentrati a Vincenzo Virga a capo del mandamento di Trapani, esponenti della più qualificata imprenditoria ed esponenti della politica; un gruppo di potere che è riuscito ad annullare la democrazia economica e politica di questo territorio". Lo ha affermato il procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Roberto Scarpinato, intervenendo alla conferenza stampa riguardante gli arresti eseguiti oggi dalla Squadra mobile di Trapani, compreso quello dell'ex vicepresidente della Regione, Bartolo Pellegrino, leader di Nuova Sicilia.