Mafia, il boss Messina "Si, sono io..." Arrestato il vivandiere

Dopo ore di mutismo, il capo della mafia agrigentina ha ammesso la propria identità: "Sono Gerlandino...". Arrestato per favoreggiamento anche Calogero Bellavia, 24 anni, incensurato: gli investigatori sono riusciti a individuare il covo seguendo i suoi movimenti

Agrigento - Per diverse ore si è chiuso in un ostinato mutismo, chiedendo solo un bicchiere d'acqua e una sigaretta. Poi, poco prima di essere trasferito dalla caserma del reparto operativo dei carabinieri, nel quartiere di Villaseta, al carcere di contrada Petrusa ha ammesso con un filo di voce quello che per gli investigatori era ormai una certezza: "E' vero, sono Gerlandino Messina".

Si è conclusa così, poco prima di mezzanotte, la latitanza durata 11 anni del nuovo capo di Cosa Nostra di Agrigento, catturato ieri pomeriggio in una palazzina in costruzione a Favara, in via Stati Uniti. Un blitz messo a segno dalle teste di cuoio del Gis, che hanno utilizzato microesplosivi per scardinare le porte e bombe accecanti per impedire al boss di utilizzare le due pistole che aveva con sé.

All'uscita dalla caserma ieri notte si è radunata una piccola folla di parenti del capomafia, guidati dalla madre, Giuseppa Nicosia, di 53 anni. La donna e gli altri familiari hanno mandato baci al congiunto: "Ti vogliamo bene", gli hanno gridato. Lui ha risposto con un sorriso poco prima di salire sull'auto dei carabinieri.

Nell'ambito dell'operazione, i carabinieri hanno arrestato per favoreggiamento anche il vivandiere del boss, Calogero Bellavia, 24 anni, incensurato. E' stato proprio seguendo i movimenti del giovane, sospettato di essere uno fiancheggiatori del capomafia, che gli investigatori sono riusciti a individuare il covo dove si nascondeva il ricercato. Si tratta di una palazzina abusiva in costruzione a Favara, in via Stati Uniti. Non disponendo di una pianta dell'immobile, si è reso necessario l'intervento delle teste di cuoio del Gis.

Ieri pomeriggio il giovane, come faceva di frequente, è stato visto entrare nella palazzina con alcuni generi alimentari: il pranzo destinato al boss. A questo punto gli investigatori hanno deciso di fare scattare il blitz con l'ausilio di alcune cariche microesplosive, per scardinare porte e finestre, e di bombe accecanti per impedire al padrino di utilizzare le due pistole che aveva con sé.