Mafia cinese tra baby gang e riciclaggio

Milano è un «rilevante polo processuale» per le vicende legate alla criminalità organizzata cinese: vi ha sede la più grande comunità cinese italiana e da una dozzina di anni si registrano sequestri di persona a scopo di estorsione, tra connazionali. È quanto emerge da un’analisi della Direzione nazionale antimafia, di cui si è poi discusso in questi giorni durante la trasferta a Milano del Comitato sulle mafie straniere della Commissione parlamentare antimafia. La maggior parte dei reati inoltre sono considerati conseguenza dell’immigrazione clandestina: servono, infatti, a ottenere il pagamento del prezzo pattuito con il clandestino.
Sono state individuate diverse associazioni criminali: una, con base a Hong Kong, trasferiva i cinesi prima a Milano, poi verso gli Stati Uniti con passaporti falsi giapponesi o coreani. Per la Dna si è accentuato il carattere dell’Italia come «Paese di transito», verso gli Stati Uniti, ma anche Messico (conseguenza delle restrizioni post 11 settembre che impongono un allungamento del percorso) e altri Paesi d’Europa come Spagna e Portogallo. E un’indagine del Ros dei Carabinieri (Operazione E-Meng) ha riscontrato in un caso il collegamento da parte di una gruppo chiamato «Società del Sole» con l’organizzazione mafiosa cinese delle Triadi.
Sempre più frequenti i casi di sfruttamento della prostituzione in appartamento e di bande giovanili molto violente, gravitanti intorno a sale giochi e internet point. In città agirebbero tre gruppi: Daxue, Yu Hu e Donpei, che prendono il loro nome dalle città (o dai quartieri) cinesi da cui provengono gli affiliati, spesso in lotta tra loro per il controllo del territorio. Di recente, sono state segnalate altre bande provenienti da una regione della Cina, Liaoning, diversa da quelle conosciute.
C’è infine anche la componente finanziaria: l’operazione «Oro del Dragone» ha scoperto sistemi parabancari di raccolta e invio del denaro verso la Cina, dove negli ultimi tre anni le operazioni di «money transfer» abusive hanno portato circa 31 milioni di euro.