Mafia, computer e spazzatura

In Italia perdiamo traccia di un quarto di tutti i rifiuti tecnologici. Vi racconto dove vanno a finire e sotto che forma ci ritornano. Un giro che rende più del traffico di stupefacenti<br />

Immaginatevi un brutto edificio quadrato alto 200 metri (il doppio del Duomo di Milano), però con una base di 2 chilometri per lato. Fatto? Adesso pensatelo pieno di rifiuti industriali e tecnologici, su su fino al tetto. Ecco, è esattamente questo l’ingombro dei 23 milioni di tonnellate di scarti di lavorazione, cellulari, computer, vecchi televisori di cui si è persa traccia. Persa traccia: è chiaro? Svaniti nel nulla. La stima non è di Beppe Grillo o di qualche spelacchiato sessantottino convertito all’ecologismo, ma della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Una valutazione addirittura superiore a quella fatta poche settimane prima da Legambiente.

Ma che fine fanno questi rifiuti ricchi di inquinanti che, se trattati a dovere, potrebbero evitare di far danni all’ambiente e costituire una fonte di ulteriore ricchezza? Vanno in Cina, chiusi dentro centinaia di container. Lì subiscono trattamenti altamente inquinanti per il pianeta e pericolosissimi per chi li lavora, per poi tornarci indietro sotto forma di materie prime “sporche” o semilavorati da rivendere a fabbriche italiane. Fabbriche che magari senza saperlo (lasciamogli il beneficio del dubbio) ne fanno stoviglie, auto, giocattoli o cellulari.

A questa conclusione si è arrivati dopo un’indagine della direzione distrettuale antimafia di Roma, che vede coinvolte decine di persone, innanzitutto spedizionieri e società di logistica, e che ha portato al sequestro di due tonnellate di questi rifiuti: niente, in confronto al volume di quel che (ir)regolarmente sparisce senza lasciare traccia dentro al fantomatico edificio di cui sopra. Ma che mette in luce come la malavita organizzata abbia scoperto un filone d’oro, che percentualmente rende più del traffico di stupefacenti. E che anche come valore assoluto non scherza: oggi il traffico illegale riguarda infatti più di un quarto del totale dei rifiuti industriali e tecnologici prodotti da noi.

Entro l’estate dovrebbe passare una legge che classifica come penali i reati contro l’ambiente. Speriamo. E sempre entro l’estate dovrebbe diventare operativa anche in Italia la disciplina imposta dall’Unione Europea sullo smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici. Noi, ottimisti, ci avevamo dedicato la copertina dello scorso numero di WEEK.it, sperando di fare uno scoop e di arrivare in simultanea con il varo dei provvedimenti attuativi di una legge che sulla carta c’è da quasi due anni. Nel nostro piccolo ci è andata male. Ma più si aspetta, più va male per tutti.

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