Mafia, concorso esterno: il gip contro il pm "Imputazione coatta" per il ministro Romano

Per la seconda volta il gip Castiglia ha rifiutato la richiesta di archiviazione per concorso esterno in associazione mafiosa per il ministro delle Politiche agricole: per il politico sarà imputazione coatta. Entro 10 giorni la richiesta di rinvio a giudizio. Romano: "E' il fallimento del sistema giudiziario"

Palermo - Il gip Giuliano Castiglia non ha accolto la richiesta di archiviazione, presentata dalla procura, dell’indagine per concorso in associazione mafiosa a carico del ministro delle Politiche agricole Saverio Romano e ha avanzato richiesta di imputazione coatta. A questo punto i pm entro dieci giorni dovranno formulare la richiesta di rinvio a giudizio.

La vicenda Il pm Nino Di Matteo aveva ritenuto di non avere elementi sufficienti per affrontare, con adeguate possibilità di ottenere una condanna, il processo. A giugno il gip, dopo avere acquisito nuovi atti, si era riservato di prendere una decisione che è arrivata adesso. Il pm aveva prodotto gli atti dell’inchiesta Ghiaccio e della successiva indagine che, a partire dal 2005, aveva nuovamente riguardato Romano. Tra gli elementi presi in considerazione le dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Angelo Siino e Francesco Campanella. Il primo ha parlato, nell’ambito di Ghiaccio (archiviata all’inizio del 2005 e riaperta alla fine dello stesso anno) di un incontro con un giovanissimo Romano che, assieme a Totò Cuffaro, si sarebbe presentato a casa sua, nel 1991, per chiedergli voti. Campanella, invece, aveva riferito una serie di episodi riguardanti l’attività amministrativa del Comune di Villabate, la realizzazione nel grosso centro alle porte di Palermo di un mega centro commerciale e le vicende politiche connesse, la candidatura nelle fila del Biancofiore di un aspirante deputato regionale che nel 2001 avrebbe avuto l’appoggio delle cosche. Tra gli episodi descritti da Campanella anche un pranzo a Campo de' Fiori, a Roma, in cui Romano avrebbe detto di "far parte della stessa famiglia" di Campanella. Un riferimento che, secondo l’accusa, sarebbe alla comune appartenenza mafiosa, mentre secondo la difesa si tratterebbe solo di una comune adesione a una corrente della Dc.

Romano contesta "Il gip non ha ritenuto di accogliere la richiesta di archiviazione formulata dal pm Antonino Di Matteo nel procedimento che mi ha visto indagato quasi ininterrottamente per otto anni anche se l’indagine era tecnicamente spirata nel novembre del 2007. Questi semplici, ma inconfutabili dati dimostrano il corto circuito tra le istituzioni e dentro le istituzioni" commenta il ministro per le Politiche agricole. "Il fallimento del sistema giudiziario - prosegue Romano - vive nella interminabile condizione che si riserva al cittadino Romano in un periodo di tempo che nella sua enorme dimensione rappresenta già una sanzione insopportabile anche se l’epilogo sarà quello da me auspicato. Del resto sarebbe di contro parimenti fallimentare un sistema della giustizia che ha lasciato operare per così tanto tempo un uomo politico che potrebbe aver commesso l’infamante reato di concorso con Cosa Nostra. Purtroppo ormai da quasi 20 anni il nostro Paese assiste a uno spettacolare conflitto che in questi ultimi mesi all’approssimarsi della riforma giudiziaria si è acuito. Sono addolorato e sconcertato; con questo provvedimento non viene chiesta solo la formulazione dell’imputazione per il sottoscritto ma vengono messe in discussione le conclusioni alle quali dopo lunghissimi approfondimenti era pervenuta la procura di Palermo. Difenderò in ogni sede il mio nome, per me, per i miei familiari e per la comunità politica che rappresento".