Mafia e scarcerazioni, Alfano: "Messa toppa A rischio 388 processi"

Via libera
al dl presentato dal Guardasigilli per evitare la scarcerazione di boss mafiosi: il Cdm approva all'unanimità. Alfano: "Posto una toppa al buco che si
era venuto a creare". Quasi 400 i processi a rischio

Roma - Via libera al decreto legge presentato dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, per evitare la scarcerazione di boss mafiosi: il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il decreto nel giro di un minuto. La riunione si è conclusa con i complimenti del sottosegretario Gianni Letta al Guardasigilli Alfano per la soluzione trovata. "Non voglio fare alcuna polemica, oggi è un buon giorno perchè abbiamo risolto un problema", ha commentato Alfano spiegando tuttavia che il governo ha "posto rimedio ad un errore che non è stato del legislatore ma di chi ha interpretato la norma".

Il decreto anti-scarcerazioni Con il decreto legge anti-scarcerazione dei boss mafiosi, ha spiegato il Guardasigilli al termine del Cdm, "abbiamo posto una toppa al buco che si era venuto a creare". Il provvedimento intende, infatti, evitare la scarcerazione di boss e mafiosi a seguito della recente sentenza della Cassazione che ha attribuito alle Corti di Assise, anziché ai Tribunali, la competenza a giudicarli in caso di reati pluriaggravati. Alfano ha, poi, spiegato che grazie al decreto vengono ampliate le competenze della Corte d’assise in merito a delitti, consumati o tentati, di maggiore allarme sociale, terrorismo compreso, fatta eccezione dei reati di mafia, per cui è competente il tribunale. Il Guardasigilli ha, quindi, sottolineato che il primo articolo del decreto "anticipa così i termini della riforma del processo penale da noi già presentata".

I processi a rischio Secondo il titolare del dicastero di via Arenula, ammontano a 388 i processi che erano a rischio azzeramento dopo la sentenza della Cassazione che ha attribuito la competenza alle Corti d’assise a giudicare sui reati aggravati contestati ai presunti capimafia. I procedimenti interessati sono , infatti, "243 in essere presso le corti d’Appello dei tribunali, 4 presso le procure generali e 141 pendenti presso le Dda".