Con la mafia di Kitano alla scoperta del Giappone

Takeshi Kitano, attore e regista giapponese di strabiliante versatilità ha girato nel 1993 Sonatine, pellicola indicativa tanto della complessità stilistica che dell'impatto nuovo di un cinema al contempo intensamente motivato e argutamente autoironico. Dotato di una un'espressività raggelate in un imperturbabile, refrattario ghigno, Kitano dà vita ad una vicenda a metà truculenta, a metà patetica dove la scatenata lotta tra efferati «yakuza» (criminali mafiosi) si risolve, dopo una lotta cruenta, in un acquietato, stoico sacrificio. Traspare evidente, da questo nichilistico epilogo, l’omaggio premeditato di Kitano ai suoi grandi maestri: Kurosawa e Ozu, anche se qualcuno intravede, qui, persino l’influsso trasparente di un cineasta di culto come il francese Jean-Pierre Melville (specie quello del capolavoro Le samourai). Premiato a Taormina proprio per Sonatine e più tardi a Venezia col Leone d’oro per Hana - Bi, il cinema di Kitano costituisce davvero l’ala più aggiornata e innovativa dell’attuale cultura giapponese. E per chi vuol sapere qualcosa di più su tale stesso cinema troverà appunto in Sonatine indizi e sintomi più che rivelatori.

SONATINE Dnc, euro 14,90