Mafia, rinasce l’asse Palermo-New York

In manette un sindaco I picciotti intercettati: «Il boss ha schivato tre zampate degli sbirri»

«A lui gli hanno fatto "la zampata" tre volte. Loro entrano di qua e lui esce di là: se l’è fatta franca così, proprio per miracolo». «Lui» è il superlatitante Salvatore Lo Piccolo, ricercato da oltre vent’anni. E la «zampata» definitiva le forze antimafia non sono ancora riuscite a dargliela.
Ma ci sono andate vicine, con il blitz di ieri. Il bilancio è di 14 ordini di custodia cautelare contro i clan di Passo di Rigano-Boccadifalco e Torretta. Un’operazione frutto delle indagini della Dda di Palermo, che ha portato alla luce, attraverso le intercettazioni, gli spostamenti del più potente boss dopo l’arresto di Provenzano. A parlare, ignaro di essere ascoltato, era Vincenzo Brusca, ex capomafia di Torretta arrestato nel 2005.
Quella conversazione, tra le altre, è finita nell’inchiesta culminata con l’arresto di 14 persone, accusate di associazione mafiosa, estorsione e riciclaggio: imprenditori, liberi professionisti, colletti bianchi e persino un sindaco. Rosario Bordonaro è stato eletto primo cittadino di Baucina nel 2003. Lavorava in qualità di funzionario del Comune di Torretta insieme a Benedetto Dragotto, ex capo dell’ufficio tecnico: secondo gli inquirenti avrebbero «agevolato» la concessione di licenze edili, manipolando gli appalti.
«Questa inchiesta conferma l’urgenza di modificare la normativa sullo scioglimento dei consigli comunali e provinciali per mafia», ha sottolineato il questore di Palermo, Giuseppe Caruso. Ma a preoccupare non è solo la collusione tra mafia e pubblica amministrazione: spiccano, infatti, i nuovi legami economico-finanziari tra Palermo e New York. A tesserli, in particolare, era stato lo stesso Brusca, fino al suo arresto. Il boss volava spesso negli Usa, dove aveva contatti con Salvatore Badalamenti. Altra figura di spicco oltreoceano, finita nell’inchiesta, è Frank Calì. Professione «ufficiale», imprenditore nella distribuzione alimentare, per gli investigatori è stato trait d’union tra la mafia siciliana e quella americana della famiglia Gambino.
Francesco Forgione, presidente della Commissione parlamentare antimafia insiste sull’asse Sicilia-Brooklyn: «Questa operazione dimostra la pericolosità internazionale dei Lo Piccolo, la loro abilità nell’unire i vecchi affari di Cosa nostra con le nuove strategie di riciclaggio e il livello di penetrazione nella cosa pubblica». I rapporti ora si saldano su attività apparentemente pulite, in settori come la compravendita immobiliare e la grande distribuzione. Da qui, la necessità di colpire la mafia sul versante economico e su quello del controllo sociale. Un concetto ribadito nell’appello del presidente Giorgio Napolitano in un messaggio diretto al primo meeting nazionale dei Giovani antimafia: «L’impegno dello Stato non può bastare. All’azione delle forze di polizia, della magistratura e delle istituzioni, è indispensabile accompagnare la più intensa partecipazione democratica: solo questa può garantire, specie ai giovani, un avvenire di giustizia e di progresso».