Mafia, Schillaci depone: "Non ricordo niente"

L'ex calciatore, sentito come teste, ha detto di non
ricordare i fatti e ha negato di essersi rivolto ai mafiosi dopo aver subito un furto nella
propria scuola calcio

Palermo - Si è seduto stamani davanti ai giudici del tribunale l’idolo di Italia ’90, l’ex campione di calcio Totò Schillaci, per essere sentito su una sua richiesta di intervento che avrebbe fatto ai boss e registrata dalle intercettazioni. L'ex calciatore, sentito come teste, ha detto di non ricordare i fatti, ed ha negato di essersi rivolto ai mafiosi dopo aver subito un furto nella propria scuola calcio.

L’esame in aula è stato fatto dal pm Maurizio de Lucia. Schillaci, come emerge dall’inchiesta che nel gennaio 2007 ha portato in carcere 18 persone, per i quali è in corso il processo, emerge che l’ex campione di calcio chiama Eugenio Rizzuto, arrestato, e gli riferisce che poco prima, al centro sportivo "Louis Ribolla", che si trova in viale Leonardo da Vinci, un ragazzo del quartiere di Passo di Rigano, di cui fa il nome, aveva derubato alcuni giovani calciatori, portandogli via soldi ed orologi custoditi negli spogliatoi.

Rizzuto, dopo aver riferito a Schillaci di non conoscere l’abitazione del giovane indicato dal calciatore, gli fornisce il numero di telefono di suo fratello, Aurelio, aggiungendo che nel caso in cui anche il fratello non conoscesse il giovane autore del furto, l’indomani mattina se ne sarebbe occupato lui. Di tutto ciò Schillaci ha detto ai giudici di non ricordare nulla. Citato nelle scorse udienze, Schillaci non si era presentato e aveva costretto il tribunale a infliggergli un’ammenda di 200 euro. Sulla deposizione di oggi la procura sta valutando se può essere contestata la falsa testimonianza.