Mafia, tutti assolti tranne i pentiti

È Giorgio Basaglia, uomo assai legato all’Udc ed in particolare al suo ex leader Rocco Buttiglione, il principale indagato dell’inchiesta chiusa ieri dalla Procura milanese per la robusta truffa all’Unione Europea realizzata utilizzando i finanziamenti per l’innovazione stanziati dalle autorità comunitarie. Basaglia, ex funzionario dell’Unione con il rango di project officer, avrebbe messo a frutto la sua conoscenza dei complessi meccanismi di Strasburgo per organizzare l’operazione, coinvolgendo un folto gruppo di complici. Tra questi Alberto Savoldelli, un docente del Mip, il master per le imprese del Politecnico: tanto che lo stesso Mip si trova sotto accusa come responsabile civile dei reati commessi. In serata, il Politenco precisa che Savoldelli non è mai stato suo dipendentema «ha avuto un rapporto di collaborazione occasionale fino al 2009»
Di Basaglia finora le cronache si erano dovute occupare soprattutto per la sua breve carriera come presidente di Arcus, la società pubblica per la valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico: vi venne piazzato da Buttiglione, allora ministro dei Beni culturali, nel marzo 2006 a ridosso della fine della legislatura, sollevando un putiferio di critiche. Pochi mesi dopo al ministero arrivò Rutelli, e Basaglia dovette fare le valigie.
Più o meno nello stesso periodo, secondo i pubblici ministeri Grazia Pradella e Tiziana Siciliano che ieri hanno inviato a tutti gli indagati l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, Basaglia si sarebbe dedicato intensamente alla creazione di una rete di società sparse in Europa e in America - chiamate «network Sineura», - destinate a rastrellare finanziamenti dell’Unione europea destinati alla ricerca e all’innovazione. Nelle pieghe della normativa europea, il network avrebbe individuato la strada per incamerare fondi sfuggendo ai controlli: e solo la collaborazione tra le forze di polizia dei diversi paesi, sotto l’egida dell’Olaf che è l’ufficio antifrodi della Ue, ha permesso che almeno in questo caso l’imbroglio venisse alla luce.
La norma comunitaria prevede che per accedere ai fondi sia necessaria una sinergia tra società operanti in diversi paesi. Ma nel caso di Sineura e di Bs3 (un altro network finito al centro dell’inchiesta) queste società non esistevano affatto oppure non si occupavano di innovazione ma di materie più prosaiche come la produzione di formaggi. Secondo i pm l’attività dei due network è andata avanti indisturbata per anni, tanto che una buona parte delle truffe è ormai coperta dalla prescrizione. Il rinvio a giudizio che i pm si apprestano a chiedere riguarderà solo ventidue finanziamenti erogati nel 2006-2007, per un totale di 53 milioni di euro. Ma il maltolto sarebbe sensibilmente più alto.
La sensazione che si ha, leggendo quanto approdato nell’inchiesta, è che il malaffare intorno a questo tipo di finanziamenti europei sia in realtà abbastanza diffuso, e che la vicenda Sineura possa costituire solo un esempio finito più o meno casualmente nelle maglie della giustizia. Tant’è vero che i rappresentanti dell’Olaf hanno ritenuto di scendere ieri a Miano per partecipare alla conferenza stampa tenuta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria che hanno condotto la parte italiana dell’inchiesta: un modo da parte dell’Olaf di sottolineare l’eccezionalità dell’avvenimento e la necessità di norme più efficienti sia nei singoli paesi che a livello continentale.