Mafia, Violante contro il premier Il Polo: «Indegno e indecente»

Il diessino: «C’era un giro di Cosa nostra vicino a Berlusconi». Dura reazione di Fi e Udc. Ma il centrosinistra lo difende

Anna Maria Greco

da Roma

Il gioco si è fatto duro da un pezzo, in questa campagna elettorale, ma ora Luciano Violante apre un nuovo fronte e parla di «un giro di mafia vicino al premier», Silvio Berlusconi. «C’era - precisa il presidente dei deputati Ds - non so se c'è ancora». A Radio radicale insiste: «D'altro canto, Mangano era lo stalliere mafioso del presidente del Consiglio».
L’occasione è quanto è accaduto martedì a Genova, dove un ragazzo ha urlato al Cavaliere «Viva Vittorio Mangano!», provocando la sua reazione. Per Violante, il contestatore «ha toccato i nervi scoperti di Berlusconi». Il ds dice che tutti i «partiti sono esposti» alle infiltrazioni della criminalità organizzata e «occorre tenere gli occhi bene aperti», perché la mafia cerca di entrare sempre più direttamente in politica, «presentando suoi candidati», soprattutto a livello locale, perché per Cosa nostra «il problema non è tanto poter contare su un politico nazionale quanto quello di mettere le mani sui soldi».
L’uscita dell’esponente della Quercia provoca durissime reazioni nella Casa delle libertà. Denuncia «l'indegnità politica e morale di Violante» il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi. «In un Paese normale e civile - dice - le sue dichiarazioni sarebbero respinte e stigmatizzate dal suo stesso partito, da tutte le forze politiche e dai rappresentanti delle più alte istituzioni». Il presidente del Senato, Marcello Pera, critica le «dichiarazioni molto pesanti» e le «insinuazioni» dell’esponente della Quercia e lo invita a evitare questo tipo di armi, almeno come ex presidente della Camera. Anche perché, ricorda Pera, usare certi strumenti non ha giovato alla sinistra in altre campagne elettorali, come nel 1994. Per il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, «i toni sono andati oltre i limiti della decenza» e sarebbe bene tornare a parlare di «che cosa si è fatto e che cosa si vuole fare nella prossima legislatura».
Ma nel centrosinistra l’ex magistrato ora dirigente ds trova sostegno. Ricorda «un fatto storicamente accertato», lo difende Anna Finocchiaro della Quercia e le reazioni «rabbiose e isteriche» di Berlusconi e dei suoi parlamentari denunciano il «nervosismo pre-elettorale, per la previsione della sconfitta della Cdl». Solidarizzano con Violante il capogruppo della Margherita alla Camera Pierluigi Castagnetti e Marco Rizzo del Pdci, il Ds Vannino Chiti parla di «intollerabile aggressione della Cdl), mentre il presidente Massimo D'Alema, non si sbilancia: «Ho un atteggiamento olimpico». Rincarano la dose, invece, il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro e l'ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, accusando il governo di non aver contrastato la Piovra: «Basta leggere gli atti del processo Dell’Utri e vedere le scelte dei suoi ministri e parlamentari per comprendere che da anni Berlusconi ha avuto, se non contatti fisici, sicuramente contatti culturali con la mafia». Di Pietro aggiunge che il premier «ha ricandidato nelle sue liste persone condannate in primo e secondo grado per contiguità alla mafia».
Frasi per le quali l’azzurro Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi, preannuncia una querela per diffamazione, essendo «ben lungi dal normale diritto di critica politica». Roberto Centaro (Fi), presidente della commissione Antimafia, ricorda «che i pm di Palermo hanno escluso ogni forma di coinvolgimento o condizionamento di Berlusconi da parte di soggetti contigui alle cosche mafiose», e accusa Violante di dimenticare «i rapporti di esponenti Ds con l'imprenditore di Bagheria, Aiello» e il «personale politico del centrosinistra che si nasconde dietro la figura pulita della signora Borsellino». Maurizio Gasparri di An ricorda a Violante gli «interrogativi inquietanti» legati all’omicidio Fortugno, a proposito delle «voci di commistioni tra esponenti dell'attuale maggioranza regionale in Calabria e la criminalità organizzata». Il problema, precisa il ministro Udc Carlo Giovanardi, non è Berlusconi, ma «certa sinistra» rappresentata da Violante per «il continuo tentativo di criminalizzare gli avversari politici anche con un uso strumentale della lotta alla mafia».