"Mafiaboy" è tornato ma ora difende il Web

L’hacker che nel febbraio 2000, a 15 anni, mandò in tilt eBay, Yahoo e gli altri colossi di internet, ha scontato la pena e ora scrive libri su come difendersi dai nuovi pirati della Rete. Che sono più pericolosi di lui<br />

Mafiaboy è tornato, ma stavolta gioca nella squadra dei buoni. Molte cose sono cambiate nel mondo parallelo della Rete da quando questo geniale quindicenne canadese procurò a se stesso un momento di notorietà mondiale e a milioni di navigatori ore di black out. Era il 7 febbraio del 2000 e la net economy si inebriava del suo effimero apice, quando Michale Calce, il vero nome dell’hacker noto come Mafiaboy, scatenò un devastante attacco ai server di alcuni dei siti più cliccati, pare con l’aiuto di altri pirati del web. In breve mandò in tilt alcuni dei siti più cliccati del mondo. Dal portale Yahoo alle star dell’e-commerce eBay e Amazon e perfino il sito della Cnn. Tutti indirizzi già allora cliccati da milioni di persone e ai quali per sei ore fu precluso l’accesso.

Disastro La sospensione dell’attività provocò danni per milioni alle società coinvolte. Per individuare gli autori del disastroso attacco scesero in campo sia l’Fbi che la Mounted Police canadese. Si scoprì che tutto era partito da un server californiano che aveva “intasato” con tonnellate di dati-spazzatura, né più né meno quello che succederebbe se qualcuno cominciasse a telefonare a tutti i telefoni di un’azienda contemporaneamente per ore. Alla fine l’indagine portò a scoprire il soprannome dell’hacker, Mafiaboy, e sorpresa, saltò fuori che si trattava di un ragazzino. Michael Calce ammise tutto e fu imputato di 56 capi d’accusa. Grazie alla sua giovane età se l’è cavata comunque con una condanna lieve. 

Il ritorno Ora Mafiaboy è un libero cittadino. Ma è pur sempre un super esperto di questioni informatiche, che ha collaborato con la polizia e ha deciso di passare dall’altra parte della barricata. Ed ecco l’idea per trarre un lieto fine dalla sua scorribanda: aiutare gli altri a difendersi dai nuovi pericolo della rete. Mafiaboy ha tradotto l’idea in un libro a quattro mani con il giornalista Craig Silverman. Un libro il cui titolo è un avvertimento: “Mafiaboy: come ho infranto internet e perché è ancora rotto”. Secondo Michael infatti, il livello di sicurezza nel web è ancora inferiore a com’era nell’epoca d’oro di internet. “Noi agivamo per metterci alla prova – ha spiegato il giovane hacker - oggi si sono molti più malintenzionati in Rete che agiscono con un movente ben più forte: fare soldi”.