Il mafioso non ammazza di venerdì

Gaetano Ravanà

da Caltanissetta

Vietato uccidere di venerdì. Cosa nostra, ha molto rispetto per questo giorno, probabilmente perché ricorda il Venerdì Santo e, d'altronde, gli omicidi di mafia commessi negli anni Ottanta e Novanta nelle province di Caltanissetta e Agrigento, sono stati commessi quasi sempre di sabato. A rivelare la notizia che era vietato di uccidere di venerdì, è stato l'ex esponente della «famiglia» di Riesi di Cosa nostra, Giuseppe Tardanico. Il neocollaboratore di giustizia ha rivelato il dettaglio nel corso delle deposizione fatte ai magistrati della Dda nissena, in particolare per quanto concerne l'omicidio di Michele Fantauzza, quarant'anni, di Riesi, ucciso il 28 febbraio del 1997. I resti dell'uomo sono stati rinvenuti alcuni giorni fa in contrada «Arcere» nelle campagna del riesino. L'ex «pupillo» dei boss Cammarata, ha raccontato che gli uomini dei Cammarata attirarono Michele Fantauzza in un casolare per costringerlo a svelare loro il nascondiglio di Calogero Riggio, all'epoca latitante e rivale proprio dei Cammarata. «Era di venerdì - ha detto Tardanico - e Fantauzza venne prima interrogato e poi torturato. Non volle però svelare nulla ai rivali, e questa sua non collaborazione la pagò a caro prezzo, con la vita. L'unico problema - ha continuato il collaboratore di giustizia - era proprio il giorno, venerdì. I suoi sicari pertanto hanno dovuto attendere lo scoccare della mezzanotte prima di ucciderlo. Fantauzza fu pertanto torturato e poi arso vivo all'interno della sua Fiat Uno. Poco dopo venne sepolto in contrada Arcere». Questo è stato il racconto di Tardanico. Grazie alla sua collaborazione, già nella prima decade del mese di giugno, avevano portato a termine l'operazione denominata «Venerdì nero». E così la mafia locale dal dal venerdì Santo è passata al venerdì nero.