Il Maggiolino ritorna in pista e la Volkswagen sorpassa tutti

Non è casuale che nell’anno in cui rinasce il Maggiolino, il Gruppo Volkswagen, secondo le stime degli analisti, sia ormai in dirittura per chiudere l'anno al primo posto fra i costruttori automobilistici: 8,1 milioni di vendite, più di Toyota e General Motors dietro alle quali si era piazzato lo scorso anno. Dopo gli Usa e il Giappone, per trovare oggi la nuova capitale dell’auto bisogna cambiare la pagina dell’atlante: Europa, Germania, Bassa Sassonia, Wolfsburg, una città che alla fine della Seconda Guerra Mondiale nemmeno esisteva, creata attorno a quel poco che rimaneva della colossale fabbrica (aveva un fronte di più di un chilometro) voluta da Hitler per costruire l’auto del popolo disegnata da Ferdinand Porsche, quel curioso oggetto di forma ovale, trazione e motore posteriori, intorno al quale sono state gettate le solide fondamenta del Volkswagen Group di oggi.
Da 10 anni, a Wolfsburg, che conta adesso 120mila abitanti, c’è Autostadt a celebrare i fasti del gruppo tedesco, una Disneyland targata Vw costruita di fianco alla fabbrica e visitata da oltre due milioni di persone ogni anno. Qui ci sono padiglioni tematici dedicati ai singoli marchi che compongono la sterminata galassia tedesca, inaugurata con l’acquisizione di Auto Union Audi nel 1965, e che ha successivamente portato nella famiglia Volkswagen la spagnola Seat, la ceca Skoda, la britannica Bentley e le italiane Bugatti e Lamborghini, alle quali si è da poco aggiunta Porsche in una fusione che è in fase di completamento. Questa è l’ultimo capolavoro, in ordine di tempo, di Ferdinand Piëch, Presidente del Consiglio di Sorveglianza di VW Group, che dal nonno Ferdinand Porsche ha ereditato la tecnica e da mamma Louise l'abilità e la tattica finanziaria che gli hanno permesso di sconfiggere la scalata ostile a VW degli altri eredi Porsche.
Tutto continua a ruotare intorno a Wolfsburg, dove lavorano 50mila dei 400mila dipendenti del konzern tedesco, ma nella sua storia Volkswagen è stata la prima a scoprire la delocalizzazione e la produzione, lontano dalla Germania, delle auto adatte ai diversi mercati. In Cina, oggi serbatoio di vendite decisivo per il raggiungimento del primato, Volkswagen è presente con fabbriche dal 1978, molto tempo prima ha aperto siti produttivi in Messico, Brasile, Argentina e Sud Africa. L’Italia, per lungo tempo primo mercato europeo per il Maggiolino dopo la Germania, ha sempre avuto un ruolo nella storia della Volkswagen, a cominciare dai muratori inviati a Hitler da Mussolini nel 1938 per la costruzione della fabbrica e dalle migliaia di operai chiamati negli Anni ’60 a sostituire i pendolari della Germania Est rimasti isolati dalla costruzione del Muro.
Oggi italiani sono alcuni dei top manager del Gruppo, primo fra tutti Walter de' Silva, capo assoluto del design di tutti i marchi, creatore, fra le tante, della griglia single frame di Audi e di tutte le Volkswagen a partire dall’ultima Polo. Luca De Meo, anche lui ex Fiat, dirige invece il marketing del Gruppo, ed è oggi impegnato nella nuova sfida lanciata con la piccola rivoluzionaria up!.