La maggioranza che perde almeno tre volte al mese

(...) ha chiesto più tempo per confrontarsi almeno con i diretti interessati, i gestori. E la mozione di rinvio è stata approvata, la giunta battuta. Con il Pdl hanno votato anche i consiglieri dell’Italia dei Valori, ma la spaccatura nel centrosinistra è stata anche più ampia con musi lunghi incrociati e «discussioni» (per usare un eufemismo) tra Rino Lecce e Fulvio Vassallo. L’Italia dei Valori aveva peraltro appena usato i suoi «franchi tiratori» per impallinare, giovedì, il presidente della Commissione Bilancio che la Vincenzi avrebbe voluto riconquistare alla maggioranza dopo le dimissioni di Enrico Musso. Il «patto d’onore» che prevedeva l’affidamento di un ruolo di garanzia all’opposizione era stato rispettato proprio dai dipietristi e da Vincenzo Vacalebre e Umberto Lo Grasso del Pd. La «corazzata» che conta 30 voti di consiglieri più quello del sindaco a fronte dei 20 della minoranza, si conferma una navicella in balia della corrente che soffia al momento. Specie dopo le ripetute incomprensioni tra Pd e Italia dei Valori in tutti gli enti locali liguri.
Che fanno i dipietristi? Puntano i piedi o lasciano? Giovanni Paladini, neo deputato e coordinatore del partito esce dalla verifica di maggioranza del dopo-terremoto giudiziario e non commenta l’inchiesta. Ma questo non significa che non parla. «Gli assessori hanno dato le dimissioni, mi fido della magistratura ma non so nulla dei fatti contestati, quindi non ne parlo», premette. Poi garantisce: «L’Italia dei Valori non può pensare di portare avanti temi di questo tipo. In questa città dobbiamo interagire in modo completamente diverso». E ricorda che l’Idv è un partito al 6 per cento. Una prenotazione per uno dei posti vacanti? «Non siamo quelli della politica delle poltrone - replica - Ma vogliamo concertare una politica della maggioranza futura». Maggioranza futura? Quindi una nuova maggioranza? «Noi vogliamo una visibilità diversa per la politica dell’Italia dei Valori - aggiunge Paladini - Che tenga conto del voto che ci ha dato la gente e dei temi che portiamo avanti». La Vincenzi, poco più tardi parlerà di una «grande compattezza di tutta la maggioranza» e del fatto che «nessuno si è fatto avanti per nuovi incarichi». A dire il vero anche Paladini, responsabile ligure del partito di Di Pietro che non può accettare inquisiti in Parlamento senza prevedere eccezioni per i compagni di giunta nelle realtà locali, sapeva di dimissioni di fatto già operative. Non sapeva insomma, che la sindaco avesse «congelato» quelle dimissioni.
Fanno tutto in casa. Anzi, sulla vicenda dell’indagine in corso Forza Italia sceglie la linea nobile e il silenzio. «Riconfermiamo, anche in questa circostanza - scrivono Michele Scandroglio, Roberto Cassinelli e Raffaella Della Bianca - il rispetto dei principi di assoluto garantismo». E aspettano a esprimersi fino a lunedì. Sarebbe però sbagliato dare tutta la colpa ai dipietristi. Se il centrosinistra in Comune è maggioranza a corrente alternata, la responsabilità è trasversale. O piuttosto la responsabilità è spesso del centrodestra, che si fa carico di mantenere il numero legale, mentre ad ogni delibera gli scontenti del Pd o dei suoi alleati lasciano la Sala Rossa. «È successo ancora martedì - assicura Della Bianca, capogruppo di Forza Italia - Ma accade praticamente ogni volta. Persino la settimana scorsa, quando si è trattato di votare una mozione del centrosinistra sull’omofobia, il numero legale lo abbiamo garantito noi pur non votando». Altre volte la Vincenzi ha tremato quando la conta si è fatta serrata. Martedì 6 maggio c’era un emendamento presentato da Forza Italia per chiedere l’uscita del Comune dal Tunnel, dalla spa Tunnel per la precisione. «Una macchina mangiasoldi e inutile», taglia corto Della Bianca. La conta è stata da brividi. Il centrosinistra si è salvato per un solo voto, e in aula mancavano Enrico Musso e Alberto Gagliardi.
Recentissima, sempre per restare alle ultime settimane, la vittoria dell’opposizione sul tema delle case popolari. La gestione di Tursi è palesemente un fallimento. Ogni giorno esplodono casi assurdi, vicende umane trattate in modo disumano dalla rigida applicazione dei regolamenti. La minoranza ha chiesto una commissione speciale che vigili sulle case popolari, la proposta è stata subito recepita dall’Italia dei Valori. Risultato: centrosinistra ko, e nuove speranze per chi attende una casa e graduatorie più «logiche». La storia di un anno di governo a Palazzo Tursi regala numerosi altri inciampi per una sindaco sempre meno di tutti e sempre più leader grazie a pochi voti di scarto. Quando si è trattato di scegliere il nuovo difensore civico, era stata trovato un accordo bipartisan. Anche Simone Farello, capogruppo Ds (oggi Pd) aveva annunciato solennemente l’appoggio a Bruno Orsini. Risultato? Bruno Orsini non ha avuto i voti, i consiglieri della maggioranza hanno sconfessato Farello, costringendo il Comune a prorogare per l’ennesima volta il mandato a Fulvio Cerofolini. Il clima che si respira in maggioranza è teso soprattutto ogni volta che c’è una nomina di mezzo. Pochi mesi fa l’assessore Mario Margini era uno dei tre candidati alla presidenza dell’Autorità Portuale. E cosa disse la sua sindaca, di fronte all’intero consiglio comunale? «Per un incarico così, mica si può scegliere il primo assessore che passa». Si riferiva a Luigi Merlo, assessore regionale del suo «nemico» Burlando. Ma Margini si allontanò nelle segrete stanze sfogandosi al telefonino con un amico. In quella conversazione «privata» c’erano tutti gli aggettivi per definire la coesione della squadra della Vincenzi.