Maggioranza contro Montaldo che «butta» l’ospedale nuovo

(...) di circa 120mila abitanti. Le notizie sulla possibile chiusura hanno messo in allarme lavoratori e popolazione che ieri si sono presentati in consiglio regionale mettendo spalle al muro i gruppi di maggioranza e ottenendo così l’appoggio politico non solo dell’opposizione, ma anche di Idv, Sel, Udc e Federazione della Sinistra al quale si è dovuto aggiungere anche il Pd nonostante alcuni mal di pancia interni. Dopo un vertice tra capigruppo è nato un ordine del giorno sottoscritto da tutti che esclude qualsiasi depotenziamento della struttura. Quel documento martedì prossimo arriverà in Regione sottoforma di mozione e a quel punto Montaldo dovrà dire se sconfesserà la sua linea oppure se andrà avanti affrontando la sua maggioranza a muso duro con alcuni gruppi già pronti a sfiduciarlo: «Il mio problema è che non soddisfo le richieste di molti politici con il vizio della raccomandazione. Un vizio che hanno anche i medici che si attaccano al consigliere o a gruppi di consiglieri per poter ottenere sostegno per le loro posizioni - incalza Montaldo che ieri ha parlato a Radio Babboleo News -. A dimettermi non ci penso proprio perché so di aver fatto il mio lavoro con onestà ed impegno».
L’assessore sembra circondato visto che la prima a non lesinare critiche al collega è stata la vicepresidente della Giunta Marylin Fusco: «Se il consiglio regionale prende una posizione o un impegno, deve mantenerlo anche se questo comporta che alcune scelte siano riviste». Non sono teneri nemmeno i consiglieri dell’ala sinistra che sostiene Claudio Burlando: «Il ridimensionamento del Gallino non ha alcun senso logico neanche dal punto di vista economico - attaccano il vendoliano Matteo Rossi e il comunista Alessandro Benzi -, anzi porterebbe ad un aumento dei costi per le conseguenti fughe verso il basso Piemonte e si perderebbe l’importante filtro rispetto al Villa Scassi della terapia sub-intensiva».
L’operazione Gallino ha altre tinte fosche: gli stessi reparti che vengono dismessi sono stati riqualificati tra il 2007 ed il 2010 con una spesa della Regione superiore ai 10 milioni ed inaugurati nel febbraio 2010 nella classica passerella pre elettorale: «Meglio allora prendere una decisione drastica e chiudere immediatamente la funzione ospedaliera degenziale medica e chirurgica e trasformare l’Ospedale in struttura socio-sanitaria e ambulatoriale, trasferendo in altri ospedali medici e strumentario» è la provocatoria conclusione di Domenico Nato segretario regionale del sindacato dei medici Anaao- Assomed. «Ci troviamo di fronte all’improvvisazione nelle scelte della maggioranza e a tagli indiscriminati che seguono onerosi interventi sulle stesse strutture» liquidano la vicenda i rappresentanti del Pdl Matteo Rosso e Roberto Bagnasco, pronti ad attendere Montaldo al varco. Così come la Lega Nord che già ieri avrebbe voluto discutere e votare la mozione che avrebbe messo in seria difficoltà la giunta: «Il Consiglio ha inviato un messaggio chiaro all’assessore - denuncia Edoardo Rixi, capogruppo del Carroccio -: non toccare l’ospedale. Se non si atterrà a questa volontà Montaldo non potrà che rassegnare le dimissioni».
Assessore accerchiato e messo in difficoltà dallo stesso Pd con il consigliere Valter Ferrando che prima difende la posizione di Montaldo poi corregge il tiro spiegando come «in questo ospedale potrebbero trovare spazio altre attività non legate ai sistemi Dea al fine di portare prestazioni sanitarie sui territori liberando nei Dea spazi e risorse». L’ordine del giorno è passato con l’avallo del partito di Montaldo e solo il consigliere Giancarlo Manti ha lasciato l’aula prima del voto. «Se verrò sfiduciato, con me cadrà tutta la giunta e andremo ad elezioni» taglia corto Claudio Montaldo chiamato alla resa dei conti tra sei giorni.