La maggioranza fa acqua e taglia i tempi del dibattito

Sono più di 470 gli emendamenti presentati ieri pomeriggio dall'opposizione in consiglio comunale contro la fusione tra Iride (ex Amga) e Enia, proposta dalla giunta di Marta Vincenzi. L'unione delle due Spa dell'energia (gas e acqua) secondo il Comune di Genova, infatti, sarebbe l'unico modo per sopravvivere nel mercato libero. Nei piani del sindaco, però, c'è il mantenimento del controllo del 51 per cento della nuova azienda nata dalla fusione. Ed è questo il primo punto che incontra lo sfavore sia della destra sia di parte della sinistra estrema.
Ostruzionismo in piena regola che complice la moltitudine di documenti presentati, ha dato vita a una seduta fiume. «Abbiamo materiale per andare avanti fino a domani» hanno detto rappresentanti della minoranza, dopo aver cercato più volte di rimandare la discussione, appellandosi al regolamento comunale. Ma alle 21.30 i capigruppo della sola maggioranza (l’opposizione ha abbandonato l’incontro per protesta contro la scelta antidemocratica) hanno deciso di contingentare i tempi del dibattito, limitando la libertà dei consiglieri avversari: mezz’ora per Pd e Forza Italia, 15 minuti a tutti i «partitini» per spiegare tutti i 470 documenti.
I lavori erano stati prima interrotti per 10 minuti, dopo una richiesta della biasottiana Lilli Lauro. Nel plico di documenti consegnati al consiglio sembrava mancassero i testi riferiti al «diritto di recesso». In realtà, erano solo stati «pinzati» nella sezione sbagliata. «Abbiamo visto che dal sistema delle Spa, sperimentato dal 1995 a oggi, non si è ottenuto nulla - spiega Antonio Bruno, Prc, che ha presentato il primo degli innumerevoli ordini del giorno discussi ieri - Anzi: le bollette sono aumentate, il servizio non è migliorato. La mia proposta è di tornare alla municipalizzata. Per non perdere il controllo sull'acqua, ma anche sul gas». Che, però, evidentemente non c'è. Tra i punti che hanno destato più perplessità tra le forze d'opposizione, il sistema delle assunzioni, la scarsa trasparenza di Iride, la sede della nuova fondazione spostata a Reggio Emilia. «Insomma, un grande pasticcio», secondo Alberto Gagliardi, Forza Italia, mentre il suo collega di partito Alberto Costa dice che «Qualcuno ha la volpe sotto l'ascella». «Cerchiamo di medicare una situazione gravissima - spiega Giuseppe Murolo, An -: la liberalizzazione è la strada indicata sia dal governo che dall'Europa. La forma di azienda partecipata non ha più senso, soprattutto in questi termini. E il ciclo dell'acqua dovrebbe comunque restare in mano al Comune». Nonostante tutto, però, salvo sorprese notturne, il risultato dovrebbe già essere scritto. Pd e Italia dei Valori, infatti, sostengono la fusione. Anche Luca Dall'Orto, Verdi, è a favore, a patto che venga assicurata la creazione di una nuova fondazione che investa sulla ricerca e le energie rinnovabili. Contraria, invece, tutta l'opposizione. Tra gli ordini del giorno c’è la proposta di vigilare sulle tariffe dell’acqua (Della Bianca, Fi); dubbi su come saranno divisi gli incarichi di un’ottantina di manager della newco (Balleari, Fi). Un consigliere domanda che cosa succederà dei progetti su giardini, parchi, fontane visto che tali impegni sono previsti dallo statuto della nuova newco (Basso, Fi) o come verranno gestite le ville storiche (sempre Della Bianca). Gli ordini del giorno terminano con alcune proposte di consiglieri di maggioranza tra cui Manuela Cappello (Idv) che chiede l’attivazione dell’Authority. Passando agli emendamenti, tra i più curiosi, Guido Grillo (Fi) chiede che la newco abbia sede a Genova e non a Reggio Emilia. Giuseppe Cecconi (Fi) insiste che lo statuto abbia validità fino al 2020 e non 2100. Un altro che venga eliminata la possibilità di imbottigliare e vendere al dettaglio o all’ingrosso l’acqua potabile (ancora Grillo).