La maggioranza inciampa sul maxiemendamento

Gian Maria De Francesco

da Roma

Maggioranza in alto mare sul maxiemendamento nonostante ieri il Consiglio dei ministri abbia posto la questione di fiducia sulla Finanziaria. Tra il pomeriggio e la tarda serata di ieri è partito l’ultimo assalto alla diligenza dell’Unione al carro della manovra.
Il capogruppo dell’Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro, si è recata dal sottosegretario Enrico Letta per assicurare che le modifiche approvate dalla «cabina di regia» di Palazzo Madama fossero recepiti nel maxiemendamento che non c’è. Una sottolineatura fatta anche dal leader dei senatori di Rifondazione, Giovanni Russo Spena. «Il governo - ha puntualizzato - deve recepire gli emendamenti approvati dalla cabina di regia a differenza di quanto avvenuto alla Camera». Un’assicurazione in tal senso non c’è stata e i capigruppo hanno continuato a fare la posta a Palazzo Chigi per tutta la notte. L’eliminazione del ticket sui codici verdi, cara al Prc, non sarebbe scontata, mentre il ministro degli Interni, Giuliano Amato, si sarebbe impuntato per preservare intatto tutti gli stanziamenti recuperati per la Polizia. E pure Udeur e verdi starebbero sul chi vive.
A tutto questo si aggiunge il problema della tempistica: la stessa Finocchiaro aveva assicurato che tra oggi e domani (un modo come un altro per guadagnare tempo) il contenitore delle modifiche sarebbe stato presentato a Palazzo Madama. Ma è stato proprio il presidente del Senato, Franco Marini, a lanciare un preciso diktat all’esecutivo. «Domani (oggi; ndr) entro le 12 il governo deve essere in grado di presentare il maxiemendamento», ha detto.
Il richiamo della seconda carica dello Stato al premier Romano Prodi è preciso. Il calendario dei lavori prevede la votazione finale per sabato prossimo e stringendo i tempi sul maxiemendamento si potrebbe assicurare quella «discussione molto ampia» che sta a cuore proprio a Marini. La patata bollente è così passata nelle mani di Palazzo Chigi ma l’impressione è che la scadenza non sarà rispettata. Con buona pace del presidente del Senato. Russo Spena, ha sottolineato che l’esecutivo probabilmente non ce la farà. «Non ci giurerei», ha evidenziato il sottosegretario all’Economia, Mario Lettieri. E anche il sottosegretario Alfiero Grandi ha precisato che potrebbero essere soppressi quei provvedimenti per i quali la copertura non fosse assicurata.
Ma che cosa andrà in votazione? Al di là del caso precari, dovrebbero essere approvate la rottamazione e l’addolcimento dell’imposta di successione ed essere garantite risorse per l’università e la ricerca dopo le proteste dei giorni scorsi. Nelle ultime ore, poi, si è raggiunto un accordo per aumentare gli stanziamenti a favore di Basilicata e Campania per il terremoto del 1980. Mentre lo Stato dovrebbe partecipare in qualche misura al reperimento dei fondi per il rinnovo del contratto del trasporto pubblico locale, materia di competenza delle Regioni.
E in extremis sono spuntati anche provvedimenti pro Sicilia, presentati dai senatori Finocchiaro e Cusumano (Udeur). Il pacchetto prevede una diminuzione della spesa sanitaria a carico della Regione (dal 44,85 al 44,09%) e la possibilità di ricevere dal 20 al 50% delle accise sui prodotti petroliferi lavorati sull’isola. La misura punta a solleticare l’orgoglio di patria di alcuni senatori dell’Mpa per puntellare la traballante maggioranza. A Palazzo Madama anche un solo voto è fondamentale per l’Unione.
Come dimostra la cronaca politica di ieri, il Consiglio dei ministri ha autorizzato la questione di fiducia e il ministro Chiti ha pure dato per «scontato» un nuovo ricorso in terza lettura alla Camera. Una fiducia al buio visto lo status del maxiemendamento. E proprio lo stato di sospensione nel quale sono stati tenuti i senatori ha determinato lo slittamento della seduta. Lo scoglio delle pregiudiziali di costituzionalità sulla manovra era stato superato dalla maggioranza (162 a 156, ovvero Cdl tutta presente). La fiducia ha determinato lo stallo.
I capigruppo di Fi e An, Schifani e Matteoli, hanno spinto per metter ai voti la sospensione della seduta: provvedimento approvato. Di qui l’ultimatum del presidente Franco Marini. Oggi alle 9.30 si ricomincia con il maxiemendamento. Che, come ha scritto Italia Oggi, è la 348ª modifica alla Finanziaria.