La maggioranza è un lavoro

Sarà perché alla lunga anche le passeggiate più belle stancano. Sarà perché il troppo facile annoia. Ma ieri il centrodestra e il governo hanno scritto una di quelle pagine che farebbero bene a conservare a futura memoria. Battuto alla Camera, dove ha una maggioranza bulgara, l’esecutivo inciampa anche nell’ennesimo scontro fra Maroni-La Russa.
Non è bello e non è nemmeno elegante. Il governo che ha la maggioranza più grande della storia repubblicana finisce sotto come quel colabrodo del governo Prodi. E subito dopo si scopre che su novanta deputati del Popolo della libertà che ieri non erano presenti in Aula ce ne sono la bellezza di quarantaquattro in missione (non c’è bisogno di essere cronisti parlamentari per capire che sono troppi, davvero) e che altri quarantasei erano assenti ingiustificati (ancora una volta troppi). La giornata finisce con alcuni deputati della maggioranza derisi in Aula dai cacciatori di pianisti dipietristi. È un trucco vecchio, è uno scontato esercizio anticasta. Però intanto va a finire che qualcuno con le mani nella marmellata lo beccano. E poco conta, nel frangente, che anche le file dell’opposizione abbiano suonato a piene mani.
Spostiamo il punto di osservazione, e passiamo agli studi del Palatino, dove si sta registrando una puntata di Matrix con il ministro Maroni. Se non ve lo ricordate la settimana scorsa lui e La Russa hanno litigato in modo furibondo. Su cosa? Sul massacro di Castelvolturno. E su che cosa si erano divisi? Sul fatto che uno aveva detto che si trattava di «guerra civile», e che l’altro aveva replicato che si trattava di «guerra per bande». Voi direte: non sarà mica uno scherzo? No, è tutto vero. Al punto che la sera stessa Maroni aveva chiamato il presidente del Consiglio per chiedergli di bacchettare il collega.
Ora, anche un bambino capisce che la guerra lessicale è solo il paravento dietro cui si nascondono altri contrasti. Ebbene, ieri questi contrasti sono tornati a galla, proprio in quello studio del Palatino. Indovinate come? Sì, proprio con Maroni che dice che si è trattato di una «guerra civile». E con La Russa che a stretto giro di posta replica: «È stata una guerra per bande».
Sembra il numero di Petrolini: Bene, bravo grazie, prego. Bene bravo! Grazziiee Preego. Ma questa volta in platea ci siamo noi. E non è un bello spettacolo. Allora verrebbe voglia di ricordare, agli uomini del centrodestra, molto sommessamente, poche chiare cose. La gente è andata a votare, e ha votato per voi. Per farvi vincere ha sterminato partiti, distrutto fortune politiche, sradicato feudi elettorali che parevano eterni. Adesso, può accadere di tutto, c’è una crisi mondiale che fa tremare le vene ai polsi, pensate al senso della storia e a quello del ridicolo. Mentre si parla di un nuovo ’29, non si può andare sotto perché l’equivalente di un gruppo parlamentare se n’è andato a fare shopping. O mettere a rischio la credibilità di un governo perché l’istinto del cabaret prevale su quello dello statista. Potete anche perdere la vostra sfida, certo. Ma non potete sfidare la pazienza di chi vi ha votato.