La maggioranza non riesce a far cadere il sindaco

Franco Crosiglia

Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io. È una massima che tutti i politici hanno ben presente, e probabilmente mai detto si è adeguato così bene come alla realtà che in queste settimane si sta osservando nel municipio di Ceranesi. È infatti guerra aperta nel Comune alle porte di Genova tra parte della maggioranza di centrosinistra, formata da Ds e Margherita, e il giovane sindaco Omar Calorio in forza anch'esso alla Margherita. Lui - u scindichin lo chiamano i suoi concittadini per la sua età - però non è intenzionato a cedere, e tanto meno a dare le dimissioni. Non solo. Paradossalmente tanto più forti sono gli attacchi che riceve dai suoi, tanto più esplicite arrivano le dichiarazioni di stima da parte dei consiglieri di opposizione. Insomma una situazione complicata in cui 6 degli 11 consiglieri che hanno appoggiato il sindaco due anni fa alle elezioni locali oggi non si sentono più rappresentati.
Così i sei, nel corso dell'ultimo consiglio comunale di mercoledì sera, hanno presentato una comunicazione (o mozione di sentimento, come si chiama in gergo) in cui dichiarano che «con effetto immediato non intendono mantenere l'appoggio al sindaco». Una decisione motivata «dal comportamento del sindaco il quale, dal suo insediamento, ha assunto comportamenti autoreferenziali trattando con diffidenza i componenti della giunta e privilegiando una gestione personalistica dell'amministrazione comunale». Peccato che tale comunicazione non abbia nessun effetto giuridico. Per mandare a casa il sindaco è infatti necessario presentare e votare a maggioranza una mozione di sfiducia. Ma per presentare la mozione ci vogliono sette firme e ai dissidenti ne manca una che l'opposizione non ha intenzione di dare. «Credo che il sindaco stia espletando i suoi doveri e le sue funzioni nel giusto senso che la legge gli consente» ha infatti dichiarato il capogruppo della lista di opposizione «Ceranesi insemme», Davide Sacco, che ha aggiunto «il nostro gruppo ha dei valori, dei principi e degli ideali che non sono fondamentalmente quelli del sindaco, ma ci sono diversi punti di contatto che mi portano a dare in questa fase delicata il sostegno all'attuale sindaco». Mentre il capogruppo dell'altra lista di opposizione Michele Scandroglio - che è anche coordinatore regionale di Forza Italia - aveva avuto modo di dichiarare nei giorni scorsi: «I nostri rapporti col sindaco sono sempre stati corretti e sereni, improntati sì alla dialettica politica, ma anche al confronto costruttivo». E così, nonostante le dimissioni in poco più di due anni di 3 assessori e 6 consiglieri, il sindaco può rimanere saldamente al suo posto.
Ma proprio mercoledì sera si è aperto uno spiraglio per i dissidenti. Nel corso della riunione infatti sono state accolte le dimissioni di Diego Barbino dalla carica di consigliere (oltre che di assessore). Posto che tocca al primo dei non eletti. Anzi alla prima dei non eletti. Cioè a Franca Moisello, figlia dell'ex sindaco (per due mandati) Franco Moisello che è stato vicesindaco di Calorio, ed è anche stato il primo a dimettersi a pochi mesi dalle elezioni. Se la figlia seguirà l'orientamento del padre ci saranno i numeri per presentare la mozione di sfiducia. E il destino di «u scindichin» andrà finalmente ai voti.