La maggioranza s’arrende ai feudi

Montecorvino, Campania. Nel 2004 questo comune interrompe per quattro giorni le comunicazioni ferroviarie tra nord e sud per protestare contro l'attivazione di una discarica sul territorio comunale. C'era il governo Berlusconi e si poteva pensare che la diffusa presenza negli enti locali della coalizione di sinistra avesse avuto una parte in uno scontro così pesante per il paese, nei giorni delle vacanze agostane. Ma Montecorvino Campania, è ancora sulle pagine dei giornali perché, un'altra volta, minaccia l'occupazione delle ferrovie se nel suo territorio viene impiantata una discarica. E c'è voluta la garanzia personale del presidente della Repubblica per garantire la possibilità che la discarica funzionasse per 20 giorni. Siamo tornati, fuori del tempo della sovranità dello Stato, ai rapporti feudali di contratto con i poteri locali come garanzia della circolazione di uomini e di merci.
Si poteva pensare che la regione Campania fosse così pigra nel contrastare la camorra per il fatto che intendeva lasciare al governo di destra ogni responsabilità circa il territorio. Ma oggi non è più così: e lo scontro tra ex democristiani si è talmente allargato che il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino, una dc con una storia che risale al Partito popolare, querelasse il leader dell'Udc perché le aveva attribuito dei legami con la camorra.
Per lunghi anni vi è stata la convinzione nella politica italiana che portare la sinistra al governo, segnatamente il Pci, o negoziare in qualche modo con esso, era la condizione del funzionamento dei servizi pubblici e dei limiti che si imponevano ai diritti di protesta. Oggi abbiamo un governo di sinistra-sinistra, in cui è presente una cultura di base che contesta la parola della legalità e afferma il diritto universale delle manifestazioni di massa che si pongono come alternative all'ordine pubblico.
Quando vi era il Pci si poteva pensare a un controllo nazionale del localismo. La Dc al governo e il Pci in una posizione associata al governo erano la garanzia della tenuta dello Stato. Era quello che Giovanni Agnelli intendeva dire quando affermava che per fare una politica di destra ci voleva un governo della sinistra. Oggi non è più così. Oggi i mozziconi di partiti che sono rimasti a sinistra non hanno più influenza né sul locale né sul sociale. È anzi vero il contrario: che il locale e il sociale possono condizionare la legalità delle loro proteste alle concessioni del governo.
I partiti non hanno più corpo nel paese e sono organi impropri, come i sindacati o come i poteri locali, che possono decidere della legalità sulla base delle opzioni della propria categoria o del proprio territorio. Prima lo Stato esisteva per l'accordo dei democristiani e dei comunisti, della Chiesa e del sindacato, oggi le istituzioni politiche sono allo sbando e il locale e il sociale occupano il territorio come e quando vogliono.
Lo Stato era fragile quando esistevano i grandi partiti, quando la politica poteva avere una disciplina maggiore di quella garantita dalle istituzioni. Ma è diventato inesistente, quando il comune di Montecorvino può decidere di interrompere quando vuole la dorsale tirrenica. La democrazia è in crisi vera quando è in crisi il suo presupposto: la legalità, cioè il controllo dello Stato sul territorio.
Si può dire che mafia e camorra abbiano consentito ai poteri privati di manipolare le istituzioni pubbliche. Ma mafia e camorra, 'ndrangheta e sacra corona erano società criminali e il comune di Montecorvino è una istituzione pubblica. Mafia e camorra sono nemici esterni, ma la legalità interrotta dai sindaci indica il collasso dello Stato che perde ciò che è la sua essenza: il controllo del territorio e della legge sul territorio. La sinistra al potere mostra che essa appartiene solo alla memoria; non ha più la capacità obbligante nei confronti degli interessi sociali e locali che si pongono come alternativa allo Stato. Da questo punto di vista, neanche un governo di unità nazionale potrebbe impedire al sindaco di Montecorvino, assieme al suo parroco, di comandare l'occupazione dei binari. Oggi è allo Stato, presupposto della democrazia, che si può rivolgere il famoso appello: «Se ci sei, batti un colpo». A Montecorvino.
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