Maggioranza scettica: numeri taroccati

La replica di Schifani e Bondi a Fassino, che li aveva paragonati agli ascari: se fosse serio si scuserebbe

Marianna Bartoccelli

da Roma
«Quando il popolo vota è sempre un fatto democratico. Per questo rispetto le primarie dell’Unione». È un messaggio di pace quello che il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini manda ai partiti del centrosinistra da Ginevra, dove si trova per l’assemblea dell’Unione interparlamentare. Stesso tono Gianfranco Fini che da Milano, alla Conferenza nazionale sull’America Latina, spiega che «i votanti meritano rispetto, a prescindere da quale sia il loro numero effettivo» e si dichiara d’accordo con Prodi sull’ipotesi di una «election day»: «L’idea di un accorpamento delle politiche e delle amministrative va considerata, perché le amministrative si svolgono a doppio turno. Chiedere alla gente di andare a votare tre volte in poche settimane finirebbe per incentivare l’astensiosismo». Sulla data indicata da Prodi, il 9 aprile, il ministro degli Esteri lascia aperta comunque ogni ipotesi. Malgrado il tono conciliante, Fini però dubita che i numeri sull’affluenza alle primarie siano quelli dichiarati: «Mi sembrano eccessivi e forse, come dice Mastella, la consultazione è stata taroccata». E lancia la sua sfida al leader del centrosinistra: «Ottenuto il sostegno dei suoi tifosi, Prodi adesso faccia conoscere a tutti gli italiani il suo programma di politica economica e di politica estera. Sarà istruttivo vedere come verrà accolto da Bertinotti e compagni».
Le dichiarazioni di Fini si aggiungono a quelle di altri esponenti di centrodestra che hanno mostrato scetticismo in merito alle cifre dell’affluenza ai seggi dell’Unione, superiori alle aspettative. Secondo il ministro della Giustizia Roberto Castelli, «non c’è alcuna certificazione dei dati propagandati dal centrosinistra, anzi, conoscendo i loro metodi si tratta di dati certamente gonfiati». Sulla stessa linea si è espresso anche un altro ministro leghista, il titolare delle Riforme Roberto Calderoli che, pur esprimendo «rispetto» per «quelli che ieri hanno votato alle primarie della sinistra», ha parlato di «un inganno politico-mediatico».
«La rapidità con cui sono stati comunicati i dati riferiti alla partecipazione al voto e ai risultati di queste votazioni mi fa pensare che le schede non le abbia contate nessuno», ha detto Calderoli in una nota. E ricorda polemicamente i voti ottenuti dalla Lega in ben due occasioni e soltanto nel Nord. «I numeri della sinistra mi sembrano poca cosa rispetto ai 4milioni e 833mila voti che nel 1997 raccogliemmo quando chiedemmo un voto sulla Padania indipendente, e sempre nel 1997, quando abbiamo chiesto di votare per il primo Parlamento padano, ottenendo addirittura più di 6 milioni di voti».
Critico il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, che parla di «moltiplicazione del pane e dei pesci». «Queste primarie - sottolinea - non hanno un meccanismo regolamentare e tutto è possibile». Di contro Cicchitto si rivolge ai partiti della sua alleanza: «Finita la fase della conflittualità interna, adesso la Cdl si coordini sul territorio e organizzi manifestazioni per rilanciare la sua presenza tra i cittadini». Ma non tralascia di rispondere a Piero Fassino, accusandolo di «protervia e arroganza». «Abbiamo avanzato da parte nostra rilievi sulle primarie che sono più moderati di quanto ha affermato Mastella, che fa parte dello stesso schieramento. Gli italiani tengano ben presente la protervia e l’arroganza di cui sta dando prova il segretario del maggior partito dell’Unione», conclude.
Anche il coordinatore degli azzurri, Sandro Bondi reagisce alle accuse di «ascarismo» ricevute da Fassino: «Se fosse una persona seria mi chiederebbe scusa. E forse il confronto politico in questo Paese avrebbe un senso». Accuse respinte con durezza anche da Renato Schifani, citato insieme a Bondi da Fassino come «i soliti ascari». «Definirci ascari denota come il segretario perda volutamente il controllo del linguaggio per provocarci», sottolinea il capogruppo azzurro al Senato. «Mi sembra che la partecipazione numerica non sia un granché e che il risultato sia insignificante» commenta il ministro Enrico La Loggia, mentre Stefania Prestigiacomo le definisce «una grande manifestazione elettorale» e Roberto Formigoni, governatore della Lombardia, pur dando atto alla sinistra della forte mobilitazione, si dice convinto che «le elezioni vere saranno un’altra cosa. La partecipazione sarà dieci volte superiore e la partita ce la giocheremo alla pari».