La maggioranza traballa e l’Italia non decolla

Un governo dalla composizione politica contraddittoria e con una maggioranza numericamente debole per una ripresa economica che appare esplosiva ma tale non è. È questa la sintesi delle ultime settimane. Sulla debolezza politica e numerica del governo c’è solo da aggiungere che alla risicata maggioranza al Senato non corrisponde una maggioranza nel Paese.
Non a caso i bipolaristi all’italiana sono in queste ore affaccendati nella ricerca di qualche «tecnicalità» maggioritaria per trasformare la propria eterna minoranza nel Paese in una maggioranza parlamentare. Un imbroglio democratico che pesa da quindici anni sulle spalle del Paese spinto nel tunnel di una transizione che non sembra mai finire. Finirà solo quando i gruppi dirigenti del Paese, non solo politici ma anche economici e culturali, sposeranno una vecchia e antica tradizione democratica per la quale alla maggioranza parlamentare deve corrispondere la maggioranza nel Paese. Altro che astratta stabilità e governabilità invocate da tanti apprendisti stregoni. E torniamo all’economia che sembra sia esplosa nel 2006 mentre resta, invece, ad uno degli ultimi posti in Europa.
L’Italia è cresciuta infatti dell’1,9% mentre l’Ue del 2,9 e la media dei Paesi della zona euro è del 2,7%. Da 10 anni a questa parte l’Italia è la cenerentola d’Europa per tasso di crescita, tasso di produttività e per il costo del lavoro per unità di prodotto, mentre nel solo 2006 la pressione fiscale è salita di quasi 2 punti. Per il nostro debito avremmo bisogno di crescere più degli altri e invece ci accapigliamo su chi ha il merito di quel tanto di crescita dovuta al traino dell’Europa e in particolare della Germania, ed alla flessibilità delle piccole e medie imprese che si confermano come la vera forza del Paese. È vero che gli effetti della finanziaria-mostro di Padoa-Schioppa non si sono ancora del tutto visti dal momento che il governo dovrebbe fare oltre 200 provvedimenti amministrativi per attivare quelle norme, ma è anche vero che intanto le tasse sono ulteriormente aumentate. E aumenteranno ancora perché in queste settimane stanno per arrivare le imposte locali da Regioni, Comuni e Province. Debolezza politica del governo e politiche economiche carenti sul piano dell’offerta (ricerca, innovazione, competitività di prezzo e di prodotti) e su quello della domanda (investimenti pubblici e privati) sono una miscela che ridurrà di almeno mezzo punto la crescita nel 2007 (1,3-1,5%).
Molti diranno che anche l’Europa rallenterà, dimenticando che un Paese come l’Italia non può affidarsi solo alla bassa o all’alta marea dell’Europa. L’Italia ha bisogno di riscoprire un protagonismo proprio che recuperi dopo tre lustri quel delta di crescita verso l’Europa. Circoli economici e culturali nella prima metà degli anni ’90 pensarono di poter avere una grande economia senza una grande politica. Spazzarono la seconda deprimendo la prima e innescando quel circolo perverso di una maggioranza parlamentare senza una maggioranza nel Paese. Questo stato di cose è stato compreso molto bene dal presidente della Repubblica, bloccato però dalle rigidità della risicata maggioranza del governo e dalle contraddizioni negli stessi partiti dell’opposizione.
Romano Prodi al Senato ha chiesto una riforma elettorale che salvaguardi il principio secondo il quale gli italiani possano votare direttamente un programma e un primo ministro. Questo è il profilo di un sistema presidenziale mentre continuiamo a vivere in una democrazia parlamentare senza che il Parlamento conti qualcosa nella definizione delle alleanze politiche. Di qui debolezza e confusione che impediscono all’Italia e alla sua economia di stare al passo dei Paesi dell’Ue e di intercettare la tumultuosa crescita di oltre un terzo dell’umanità (Cina, India e Brasile).