Maggiori le dimensioni del conflitto minori le possibilità che scoppi

Bisogna, naturalmente, distinguere. Maggiori le dimensioni del conflitto, minori le probabilità che scoppi. Sempre più probabile, invece, che esso accada in un contesto limitato. Ritengo esclusa una terza guerra mondiale vera e propria, cioè «calda». Si potrà arrivare, e neppure questo è probabile nonostante il continuo peggioramento delle relazioni fra Mosca e Washington, a una riedizione della Guerra Fredda.
All’estremo opposto sono concepibili, o addirittura probabili, operazioni militari di vasta scala nel Medio Oriente. Si sa che gli americani hanno pronti i piani strategici e tattici per un attacco all’Iran, «preventivo» secondo la «dottrina Bush», in particolare per evitare che il regime teocratico iraniano, repressivo e potenzialmente aggressivo, si fornisca di quella che un tempo si chiamava l’«arma assoluta». Non si tratterà, quasi certamente, di un’invasione come quella del 2003 contro l’Irak: ben pochi pensano all’impegno di forze di terra Usa. Nella peggiore delle ipotesi il conflitto potrà allargarsi ad altre aree mediorientali, che ospitano basi americane, ma anche ben armate organizzazioni paramilitari sostenute da Teheran, che già hanno il ruolo di potenziale rappresaglia e che in teoria potrebbero anzi essere colpite per prime. Più che un se l’interrogativo potrebbe essere un quando e la data dipendere da numerosi fattori, tutti più politici che militari: la continuazione del blocco delle sanzioni in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu, le tensioni fra Israele e Siria, il ruolo di Hezbollah nel Libano, l’andamento delle trattative sulla Palestina. Ma anche, e forse soprattutto, il calendario elettorale Usa. Bush è considerato fautore di un intervento, che concluderebbe la sua presidenza con un’iniziativa militare molto meno discutibile di quella contro Bagdad e con un maggiore appoggio nell’opinione pubblica Usa ed europea.
Diverse cose, tuttavia, potrebbe cambiare nei prossimi mesi. Come molti conflitti, l’ipotecata terza guerra mondiale dipende soprattutto dalla lettura che i protagonisti hanno delle intenzioni dell’avversario. Subito dopo la Seconda guerra mondiale il generale americano Bedell Smith andò a tastare personalmente le intenzioni di Stalin. Ci fu un breve colloquio al Cremlino. «Fino a quando l’Urss si espanderà in Europa?», chiese l’inviato di Truman. «Non per molto», rispose Stalin. E fissò così il fronte della Guerra Fredda, per mezzo secolo.