Magia di Ibra e l'Inter torna bella

I nerazzurri ripartono da dove avevano finito: vincendo. Il campionato sembra finito. <strong><a href="/a.pic1?ID=233915" target="_blank">La Roma batte l'Atalanta, ma Totti</a></strong> è pessimista: &quot;Se continuano così&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=233910" target="_blank">Milan spettacolo con Pato, Kakà e Ronaldo</a></strong>

Siena - È bastato l’annuncio di Ibra per dire: siamo tornati. Lo ha fatto a modo suo, lasciando partire dall’arancione abbagliante della scarpa destra (anche lo sponsor vuole la sua parte) il pallone destinato ad infilarsi in gol e nella videoteca delle sue reti destinate al revival, quando sarà nonno. Un siluro lanciato a 114 chilometri all’ora, non meno devastante dell’andatura che sta tenendo l’Inter in campionato: settima vittoria consecutiva, 11 di fila comprese le coppe. Ieri a qualcuno saranno cadute le braccia. Domanda scontata, ma non retorica: questi chi li ferma? Per rispondere ci voleva una barzelletta di Totti, almeno per snaturare la delusione di gufi e avversari. Ed, infatti, il nostro non ha tradito raccontandoci la sua: «È difficile recuperare se l’Inter vince sempre. Le statistiche parlano chiaro, sono un gradino sopra tutti». Banale ma realistico.

Però l’Inter non ha ricominciato il suo correre in campionato allo stesso modo in cui l’aveva lasciato. Quella era una squadra che soffriva quasi niente, questa è stata una squadra che ha sofferto di tutto e di più del pensabile. La difesa è tornata alle antiche voglie: ha subito due reti (in campionato era capitato solo con il Livorno), ha rischiato di subirne di più, distrazioni e tormenti sono stati sconvenienti compagni di viaggio. Che pensare? Che l’Inter ormai può permettersi anche un motore un po’ imballato, le basta suonare il violino anziché tromba e grancassa, trova sempre l’uomo della provvidenza. Stavolta l’interpretazione è tornata tra i piedi di Ibra. Quasi un segnale. Lo svedese da tempo non segnava in azione (26 settembre contro la Sampdoria)? Ebbene, eccoci accontentati: una rete su rigore ed una su azione. Gol capolavoro, come talvolta gli riescono. «Stavolta ho ascoltato Zanetti», ha raccontato lui. «Mi era vicino e ha urlato: tira a destra e in alto. Ed io ho eseguito». Semplice, no? Andrebbe chiesto parere al povero Manninger, rimasto di sale. Da quel momento l’Inter non ha smesso di soffrire, ma ha smesso di pensare che questa partita poteva anche girarsi al peggio

Il 13 gennaio, invece, deve essere uno dei giorni fortunati di Ibra: l’anno scorso scaraventò un altro pallone da mandare alla memoria nella porta del Torino. Era una notte buia e rabbrividente, mail bel calcio riscalda sempre un po’ tutti. Ieri a Siena c’era umido e freddo. «E Ibra ha giocato una grandissima partita, segnato un bellissimo gol, è un tipo straordinario: a volte non tira e invece dovrebbe farlo più spesso», ha concluso Mancini, come a metter sigillo al «siamo tornati » del suo svedesone, ora arrivato a 11 gol, di nuovo capocannoniere della squadra. Per amor di statistica, Ibra ne ha realizzati 5 su rigore, 4 di destro e 2 di sinistro.Manca il colpo di testa. Niente male, visto che in altri tempi il nostro era specialista in diverso tipo di colpi di testa. Anzi, il tecnico lo ha ringraziato per una ragione particolare: «Così dedico questa vittoria a mio papà, sabato ha compiuto gli anni».

Allora tutti felici e contenti, tranne il Siena, che pur ha giocato una partita attiva e reattiva, nonostante certe sbadataggini arbitrali. Ieri, in effetti, i protagonisti sono stati tre. L’insormontabile Ibra, impegnato fra giocate e assist. L’inossidabile Cambiasso che, dopo aver chiuso il conto con il Milan, lo ha riaperto con il Siena: l’autogol di Cordoba aveva fatto traballare difesa e certezze, la zampata dell’argentino è stato un segnale di forza. Infine l’arbitro, che ha concesso un rigore molto amichevole ai nerazzurri, ma ne ha lasciati passare altri due (forse tre) che meritavano ugual metro. Cruz è stato vistosamente spinto nell’azione del gol di Cambiasso. Locatelli ha subito da Pelè un fallo simil Del Piero contro il Catania. Infine Cruz si è visto spostare una palla da una mano avversaria nell’area del Siena. Vista la partita, probabilmente non sarebbe cambiato il risultato, non sarebbe cambiata l’Inter, magari era da cambiare l’arbitro. E probabilmente non cambierà la faccia del campionato. L’Inter può diventare solo più forte. Ieri è arrivato Maniche, oggi farà le visite mediche, domani si allenerà con Mancini. Un puntello in più. Ovvero piove sul bagnato: degli altri.