Una magia di Kakà trascina il Milan ai quarti di Champions

Dopo la Roma avanti anche i rossoneri. Celtic battuto con un gol del brasiliano nei supplementari. Tutte del fantasista le azioni più pericolose. Domani il sorteggio

Milano - Faticoso come spostare una montagna. Il Celtic non è una montagna di squadra ma il Milan di questi tempi non ha il gol facile e deve perciò farsi trascinare ai supplementari prima di rivedere la diretta via della qualificazione. Provvede alla bisogna Kakà il vero attaccante, l’unico forse, ché tra Inzaghi e Gilardino combinano poco e deve arrivare dalle retrovie persino Maldini per dare consistenza alla manovra. Prima, durante e dopo quella discesa del brasiliano che piace tanto al Real Madrid, c’è tanto Boruc, il portiere polacco che si oppone con tutta la sua bravura alle unghiate dei rossoneri. A un certo punto diventa una specie di duello «uno contro tutti» anche se un Milan meno involuto può aspirare a ben altro destino. La sua fatica, disegno tattico a parte, dimostra la sua attuale condizione.

Scalata la montagna, può riposare pensando al derby di domenica pomeriggio. Kakà, Seedorf, Jankulovski e Maldini la ciurma capace di conservare il vantaggio minimo fino al gong del 120º minuto. Diecimila scozzesi spingono il Celtic a caccia di una storica qualificazione. Cantano e bevono, se è rimasta ancora della birra in circolazione a Milano, e questo basta per infondere coraggio alla squadra che con moderazione invoca anche un rigore alle prime battute (in scivolata, Maldini, devia in angolo una stoccata sotto misura di Jarosik con un braccio alzato). Il Milan sembra un pugno chiuso, per la tensione e anche per l’incapacità di far defluire il gioco secondo i consueti canali di scorrimento: a destra (nonostante l’applicazione di Gattuso) si combina poco, a sinistra quando Seedorf, Jankulovski e Kakà organizzano trame, succede di meglio e di più. Ed è proprio il brasiliano, in versione seconda punta, a segnalarsi con una serie di imprese balistiche non proprio irresistibili: su qualcuna il portiere polacco rimedia, su altre è discutibile la mira. Il cross destinato alla testa di Ambrosini, al centro dell’area (girata puntuale e traversa sbucciata), viene azzerato da un fuorigioco smentito puntualmente dalla tv.

Non ha continuità il Milan e fatica a trovare il modo per chiamare Inzaghi all’appello: lo cercano con cross larghi, arcuati, o con lanci eccessivi, invece che servirlo nel corto o in corsa. Se ne duole, a giusta ragione l’interessato. Inzaghi offre quel po’ di sangue a disposizione nella seconda frazione inaugurata da una bella giravolta (esterno rete) e poi da una percussione (di Kakà) fermata sul limite dell’area scozzese da Naylor in modo falloso (ma la punizione non procura che il solletico alla barriera). Qui, nel generoso tentativo di guadagnare metri, il Milan si sottopone a dei rischi calcolati per la presenza di Maldini e per la ridotta pericolosità dell’attacco ospite tutto avvitato su Vennegoor ché Jarosik, rimasto nel cono d’ombra della sfida, dopo un’ora cede il posto a Gravesen. A metà ripresa due colpi di testa, consecutivi, di Maldini e di Ambrosini prendono la misura alla porta di Boruc.

L’assedio finale è un inno alla bravura del portiere Boruc (sulla punizione di Seedorf compie un prodigio) e alla commovente esibizione di Maldini che si lancia in attacco per provare a schiodare lo 0 a 0 sfiorando di testa il sigillo. A tre minuti dalla fine Kakà sbatte contro la traversa: i supplementari a quel punto sono inevitabili ma forse si tratta di un segno premonitore. Già perché dalla coda della sfida di Champions, altri trenta minuti aggiunti ai 90, sbuca fuori un altro Milan, finalmente capace di tagliare a fette il Celtic e di infilzarlo col primo contropiede manovrato. Ispirato da Ambrosini, lo scatto di Kakà, 50 metri di corsa sciolta, consente al brasiliano di saltare due pedine e d’infilare, tra le gambe, sull’uscita Boruc abilissimo nel «murare» due volte Pirlo più avanti, evitando il ko.