Ma la magia di quella canzone è inimitabile

Insomma, eccolo qui il nostro benedetto complesso d’inferiorità. Basta che un giornalista spagnolo sul suo blog (con originalità chiamato «Sesso, droga e rock»), dia credito a una voce che circola da settimane su YouTube che subito qui da noi si grida allo scandalo. Il brano A te di Jovanotti sarebbe una scopiazzatura di La primera persona di Alejandro Sanz, artista spagnolo semi sconosciuto in Italia ma con un grande seguito nei paesi di lingua spagnola. Innanzitutto bisogna ascoltarli, i due brani. E d’accordo: c’è una certa vicinanza strutturale e solo i tecnici potranno decidere se si tratti di una sovrapposizione di almeno otto battute. Ma di sicuro tra i due brani non c’è quella comunione di sensi, quell’identità di emozioni che per la legge rientra necessariamente tra i requisiti per la fattispecie del plagio. In poche parole, le sensazioni che scaturiscono dalle canzoni sembrano diverse e non sovrapponibili. A te è un brano che, per struttura e profondità emotiva, si capisce essere nato di getto sulla base di un’ispirazione fulminea. Certo, come dice anche Ennio Morricone riportato dal bellissimo libro di Michele Bovi Anche Mozart copiava (Auditorium Edizioni), «la musica orecchiabile, proprio perché tale, assomiglia a qualche cosa già scritta, già proposta alla gente». Oltretutto, stiamo parlando di beni, le canzoni, «quae tangi non possunt», che non possono essere toccate e quindi soppesate o marchiate e perciò oggetto di infinite discussioni. Tanto per capirci, gli accordi della famosissima Knockin’ on heaven’s door di Bob Dylan sono un semplice giro di «sol» di cui tutti, anche i principianti, sono a conoscenza. Ma sono gli accenti e il ritmo a rendere originale e inimitabile la canzone. E così sembra valere per A te di Jovanotti, che avrà pure punti di involontario contatto con La primera persona ma, sin dal primo acchito, vive di vita ed emozioni proprie e del tutto identificanti.