MAGIA TAO Forza e armonia con spiritualità

Musicisti-atleti dai corpi scolpiti reinterpretano l’antico culto del Wadaiko secondo i canoni dello spettacolo puro

Igor Principe

Allineati sul palco, mostrano corpi scolpiti. Come a dimostrare di non essere solo musicisti, ma interpreti di una disciplina in cui l'armonia è connotato anche esteriore, da coniugare con la forza e la spiritualità.
La forza, la cogli subito. A un estremo della linea, uno di loro infligge colpi paurosi a un enorme tamburo, cavandone un ritmo preciso e serrato. L'altro estremo gli fa eco dopo poche battute. Poi un terzo, un quarto, un quinto tamburo, a ricamare battiti in controtempo sulla linea dettata all'inizio.
I colpi avanzano come un treno lanciato in corsa, e i musicisti danzano in sincronia perfetta, l'uno suonando ad un tratto lo strumento dell'altro. Fino al battito esplosivo che chiude l'esecuzione del brano. Non è un caso, dunque, che lo spettacolo si intitoli Tamburi esplosivi, in scena al teatro Smeraldo dal 24 ottobre al 12 novembre. Gli interpreti sono i musicisti-atleti della compagnia Tao, e in Giappone, da cui provengono, li ammanta un'aura di fascinoso mistero. Merito non solo dell'arte che esprimono, ma della vita che conducono per apprenderla e praticarla.
Più che una compagnia, Tao pare un'accolita di sacerdoti del culto del Wadaiko. È questo infatti il nome della disciplina, conosciuta anche come Taiko, che il gruppo reinterpreta secondo i canoni dello spettacolo puro. E che conosce i suoi momenti più alti nei concerti tenuti all'alba nel luogo che da sei anni è la sede della compagnia: grandioso, un edificio alle pendici del monte Kuju, nell'isola di Kyushu. Non solo un teatro, ma un vero centro benessere dove i musicisti, e chi voglia del pubblico, possono dedicarsi alla cura del corpo e dell'anima.
«Nei nostri suoni mettiamo tutta la spiritualità espressa da quel luogo soprattutto alle prime ore del mattino, quando c'è un'atmosfera particolare», dice Ikuo Fujitaka, fondatore e direttore artistico del gruppo. Ma sarebbe meglio definirlo "sommo sacerdote", soprattutto quando spiega quel che deve sopportare chi intende unirsi alla compagnia. «Si vive isolati dal mondo, senza contatti con le comodità cittadine. La dieta è rigida e per tre anni si fa training fisico dall'alba a sera, tra cui corsa per 15 chilometri e 5 ore di pratica del tamburo. Su cento candidati, solo due diventano membri della compagnia».
Spiritualità è un termine sui cui Fujitaka insiste spesso, soprattutto con riguardo al suono prodotto dai tamburi. Alcuni sono meraviglie di artigianato musicale, con un diametro di 1,70 metri e 600 chili di peso, da cui i musicisti - dodici quelli in scena - traggono suoni mai uditi prima. La tradizione nipponica però non manca di essere legata ai canoni occidentali, per cui la musica che si ascolta non si basa del tutto sulle armonie del Sol levante. Malgrado gli strumenti siano di derivazione orientale - il jekog, flauto tradizionale indonesiano; gli shamisen e i koto giapponesi - suoni e melodie giungono immediati e piacevoli all'orecchio europeo. Come dimostra il successo riscosso da Tao nelle sue precedenti tournée nel vecchio continente, che mai prima d'ora avevano toccato l'Italia. Quello di Milano, dunque, è un debutto tanto atteso quanto importante.