Magica Scarzuola

Mentre andavo in Umbria (una delle tante spedizioni), mi rendevo conto che la giornata, scendendo la sera, diventava poco favorevole per l’impresa che volevo compiere, cioè fare delle riprese per la Rai di un luogo meraviglioso, che non so se le parole potranno restituire. Quel luogo si chiama Scarzuola, ed è una località molto remota, oltre Fabro, che si raggiunge per una sola ragione: per vedere un convento francescano, che fu acquistato negli anni Cinquanta da Tommaso Buzzi (straordinario architetto dimenticato, a cui si devono imprese importanti), un architetto di primaria sensibilità, che reinterpretava modernamente il gusto classico, antico e ne dà testimonianza in un’impresa memorabilissima, che è appunto la «Scarzuola».
Che cos’è la «Scarzuola»? È oggi una sorta di parco, dove per vent’anni, dal 1956 al ’76, il grande architetto diede vita all’impresa di realizzare una città ideale, di far diventare reale un’utopia, abbandonando l’opera soltanto negli ultimissimi anni prima della morte, avvenuta nell’81.
Dietro il convento, in un declivio, in una zona tra colline con spazi anche naturalmente predisposti ad essere teatri e anfiteatri, lui ha ricostruito l’architettura antica, il mondo classico, le suggestioni di Vitruvio, quelle di Borromini, quelle di Palladio, in una serie di edifici, in una serie di spazi con piramidi, templi antichi (un gusto antiquariale straordinario), che sono davanti a noi. Non sono un disegno, non sono un Piranesi, che ha una visione che diventa soltanto disegno, diventa una invenzione grafica, ma sono muri, pietre.
E la cosa singolare è che abbandonato questo luogo, costruita una parte della città, il suo erede, il destinatario di questo luogo straordinario, si è sentito come incaricato di continuarlo, quindi la città continua. È una città antica che ancora oggi è costruita per finire le ultime torri, per costruire una lanterna borrominiana, in sostanza creando un sogno dell’architettura che diventa realtà. E come Buzzi lo fece fino ad un certo limite, oggi il suo erede, il Solari, erede in senso non materiale (benché vigile su questo luogo straordinario), continua l’impresa, continua la città, la quale non è finita, è ancora in corso d’opera.