Il magico mondo disegnato da Rodolfo Dordoni

«Il valore del design ormai influisce su ogni tipo di acquisto»

Antonello Mosca

Rodolfo Dordoni è personaggio di grande rilievo nel design di oggi. Creatore e arredatore, lavora con i più bei nomi dell'arredo internazionale, di quello che ha significato e significa il vero «made in Italy».
Qual'è l'espressione del design contemporaneo? «Penso che il design di oggi si esprima con tanta decorazione, ad opera di personaggi che si autorappresentano, ma che amano mettersi in vista con qualcosa di diverso, e così di design vero e proprio ne resta da vedere davvero ben poco». Alla domanda se i negozi di arredo rappresentino davvero le esigenze del grande pubblico, Dordoni è categorico: «Oggi non sono altro che piccole succursali del catalogo di un'azienda. Una volta erano dei centri di arredo, nei quali in fondo si sostituiva l'architetto, oggi il venditore non fa che comporre quanto è in vetrina e disporlo magari in una piantina. Non c'è affatto cultura». E a proposito di cultura gli chiediamo come mai quando ci si trova in una casa di lusso, importante, il design di oggi si risolve in qualche pezzo e nulla più, trionfa il classico. «Credo che il lusso sia qualcosa che rappresenti l'abitante della casa, la sua personalità, proprio come il design. Oggi chi possiede e ama il lusso per la maggior parte delle persone non si tratta di mecenati, di uomini di cultura, di personaggi straordinari, ed ecco allora che l'arredo ha soltanto bisogno di certezza, di sicurezza, di cose già viste e collaudate». In tutta Italia, si costruisce molto, ma le aziende d'arredo se non esportassero sarebbero in grandi guai.
«La società di oggi tende a comperare abbigliamento, auto, telefoni, fare viaggi. La voce "casa" è molto indietro. In periodo di saldi, e anche nei negozi di arredo esistono, ha mai visto code di due ore come si verificano per l'acquisto della moda della stessa zona dove moda e design sono in mostra?».
E il minimalismo? «C'è stata una saturazione e la reazione è quella di una iperdecorazione».