Al «magicomio» procioni e conigli poco puntuali

Da domani al 9 ottobre sarà di scena lo spettacolo del mago siciliano Francesco Scimemi

Alessandra Miccinesi

Al posto della valletta agghindata con lustrini e paillettes? Animali: procioni di pelouche dall’olfatto super sviluppato, o maialini telepatici che appaiono e scompaiono dal proscenio suscitando ilarità. Ma le sorprese - giacche strappate per errore, levitazioni riuscite a metà, oggetti che scompaiono per ricomparire nei posti più improbabili - sono niente rispetto a ciò che il pubblico scoprirà a proprie spese. «Saranno cavoli vostri» fu il monito del mago della comicità, che già alla presentazione del cartellone pensava ai brividi del pubblico pagante. Signore e signori, sul palcoscenico del teatro Vittoria, da domani al 9 ottobre, va in scena «Magicomio». Uno spettacolo sospeso tra magia e follia, scherzi e giochi, cabaret e intrattenimento. Lo compongono squisiti numeri di illusionismo che incantano specie i grandi, arricchito da una carrettata di battute comiche e freddure - mai volgari - in grado di strappare risate anche ai più abbottonati. Esempio: «Scusi, la sua giacca è di pura lana vergine? No, è di pecora brutta».
Francesco Scimemi, siciliano doc nato la vigilia di Ferragosto del 1967 - lo stesso anno in cui Charlot e Totò dicevano addio alle scene - è il mattatore di «Magicomio», show dall’impalcatura elastica ed esilarante che coinvolgerà il pubblico, solitamente passivo durante i numeri di illusionismo. Tredici persone della platea saranno infatti chiamate sul palco per fare materialmente lo spettacolo. Platea avvisata mezza salvata, dunque. Scimemi è sia autore che interprete e regista dello spettacolo. Noto al pubblico internazionale per la partecipazione a varietà televisivi sulle reti nazionali di Portogallo, Spagna, Grecia e Cile, il comico-illusionista si è forgiato studiando dramma antico. Debuttante sulle scene ancora teenager, a 16 anni improvvisamente la prima svolta: un coniglio appare nel cilindro prima del previsto e gli scappa in scena. Il caso ci mette dunque la zampa, e il mago inventa il cliché della comicità surreale. Tre anni di repliche nei teatri di Palermo, e poi il salto: dall’89 al ’95 il mago siciliano tiene il cartellone capitolino per 420 sere. Anche il pubblico della tivù ha modo di apprezzarlo negli anni ’90 grazie a Pippo Baudo che lo propone per «Gran Premio». Seguono tanti varietà in televisione, ora è il turno del teatro Vittoria. Ma il sogno nel cilindro di mago Francesco è quello del cinema: «Vorrei fare un film da regista, e prima o poi ci riuscirò». In bocca al procione!