Le magie di Ibrahimovic fanno sempre bella l’Inter

Vittoria numero 23 per i nerazzurri che vanno a più 18 di vantaggio sulla Roma

Ascoli - Nedo Sonetti, allenatore dell’Ascoli, si agita in panchina con alcuni fogli in mano. Chissà, forse in quegli appunti c’è scritto il teorema giusto per imbrigliare l’Inter. Ma quando Mancini manda in campo Adriano e Ibrahimovic colpisce con un uno-due micidiale, ecco che torna il refrain di questo noioso campionato, un ritornello già sentito ventitré volte nella stagione: tre punti ai nerazzurri, zero agli avversari.
D’altronde, possedere un pacchetto stellare di attaccanti è un vantaggio non da poco. Ibra è il più prolifico di questi: ieri la doppietta decisiva ad Ascoli, domenica scorsa il gol che ha risolto il derby con il Milan, due settimane fa quello da tre punti a Livorno. Lo svedese è quasi ai suoi livelli record in Italia: la sua prima doppietta stagionale in campionato gli permette di arrivare a quota 15, a un solo gol dal massimo score personale ottenuto con la maglia della Juventus. E nella giornata in cui Toni e Totti, principali avversari nella classifica cannonieri, si annullano a vicenda, l’attaccante interista si rivela il terzo incomodo nella lotta per il trono dei bomber. Anzi, sarebbe già in testa alla speciale graduatoria se non ci fossero stati i quattro rigori realizzati dal calciatore romanista.

«Non segno per me, ma voglio solo vincere con l’Inter; il resto sono tutti bonus», dice con il sorriso lo svedese. Che non pensa né al Pallone d’oro, né appunto al titolo di miglior marcatore della serie A. «Ad Ascoli ho fatto due gol per lo scudetto e questo conta più di tutto. Peccato che non sono riuscito a segnare in Champions, ma spero di poterlo fare l’anno prossimo». Quando la Coppa dalle grandi orecchie, con lo scudetto vinto sul campo in tasca, diventerà l’obiettivo suo e dell’Inter. Guidata da Mancini, probabilmente, che liquida però l’argomento-contratto dicendo di «non avere dubbi sulla firma». Meglio parlare di Ibra, l’eroe di giornata. «È stato davvero bravissimo ed è ancora giovane, ha ampi margini di miglioramento, può fare molti gol giocando da attaccante unico e può diventare un grandissimo centravanti». Peccato per quella simulazione in area pagata col giallo e la conseguente squalifica per il prossimo turno di campionato.

Mancini dice che non va processato. «Di solito lui non si butta, ma dopo un dribbling può capitare di perdere l’equilibrio».
Intanto con mosse da centravanti ha “uccellato” ieri il portiere dell’Ascoli: una girata di destro e un tocco morbido a porta spalancata. Con due assist del redivivo Adriano, l’altro protagonista della giornata. Fuori dal 25 febbraio dopo i guai muscolari e le vicende extracalcistiche. Il suo ingresso al posto di uno spento Cruz (ma “el jardinero” era stato importante nelle ultime settimane) dà la svolta a un match nel quale l’Inter dà l’impressione di poter affondare i colpi e di agire in velocità in ogni momento, ma stranamente pare frenata. Fino a quando Adriano non regala due giocate d’autore, dopo aver rischiato di sbloccare il risultato con un bel tiro da fuori area.

Il resto lo fanno la qualità di Figo e Stankovic, ma anche la quantità di Maicon e capitan Zanetti. L’Ascoli, nei quali spiccano l’ucraino Boudianski e il vivace Pesce, si consola con il rigore che Samuel regala a Bjelanovic e che Bonanni trasforma allo scadere. «Guardavo il pallone, ho fatto una rovesciata per spazzarlo via, ma in effetti è stato gioco pericoloso», dice dispiaciuto il difensore interista. Poco male, la Roma è a -18: basteranno altri tredici punti per lo scudetto matematico. Il prossimo record? Magari vincere il titolo già nella sfida di San Siro con i giallorossi del 18 aprile.