Magie di ori e broccati È il lusso (non) ostentato della zarina di Valentino

ParigiCi sono momenti che segnano un prima e un dopo sia nella storia del mondo sia in quella delle persone.
Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli si sono ispirati alle nobildonne fuggite dalla Russia travolta dalla rivoluzione d'ottobre per costruire l’alta moda di Valentino del prossimo inverno in passerella ieri a Parigi. Con questa emozionante sfilata il duo stilistico che da tre anni disegna le molte collezioni della griffe raggiunge un punto di non ritorno sul fronte della maestria.
«Siamo partiti dall'idea del lusso come valore, consapevolezza, cultura: l'esatto contrario dell'ostentazione» raccontano i due nel backstage pochi minuti prima di far sfilare 41 capolavori realizzati nello storico atelier di Piazza Mignanelli a Roma. Da lì a pensare alla sublime eleganza delle donne passate dalla corte degli zar ai «cortili dell'inferno» (così Natalia Romanov, moglie e musa di Lucien Lelong, nonché amante di Cocteau, descrive i suoi primi giorni parigini dopo la sua rocambolesca fuga dalla Russia) il passo è stato breve ma decisivo. Saltano fuori così i ritratti della principessa Irina Youssupov che nel 1924 si vendette le perle per aprire la casa di mode Irfe ricomprata nel 2008 dalla modella Olga Sorokina nella speranza di far rivivere gli antichi splendori.
Si cercano le immagini della granduchessa Maria Pavlovna (suo fratello Dimitri fu l'amante di Coco Chanel) che gestiva un atelier di ricami orientali chiamato Kitmir, ma anche quelle molto più note di Helena Djakonova ribattezzata dal marito Salvador Gala Dalì. Da questa folla di graziosi fantasmi, Chiuri e Piccioli prendono una cosa che i francesi chiamano «esprit» per non confondere la memoria con la nostalgia.
Il risultato è stato veramente sensazionale soprattutto nel caso del cappotto talmente ricamato da sembrare broccato mentre ci sono volute 750 ore di paziente lavoro d'ago (non a caso costa la bellezza di 150 mila euro) per costruire nel tessuto laminato i rilievi a mosaico d'oro verde delle icone più preziose. Su un abito da sera compaiono stratificazioni in pizzo dorato e piume dipinte a mano. Un altro di fulminante bellezza è una semplice colonna in velluto color rubino con una piccola treccia sotto il seno che detta la linea all'intero modello. C'era un completo con gonna lunga e piccola giacchina da ussaro in filigrana lavorata a macramè: la cosa più austera e lussuosa che si possa immaginare. Tutto aveva il sapore dell'unicità senza comunque cadere nell'ostentazione perché nel Panteon di Maria Grazia e Pier Paolo c'è sempre stata la volpe che al piccolo principe dice tra mille verità: «L'essenziale è invisibile agli occhi». Visibilissimo e accolto con un gigantesco sospiro di sollievo il ritorno di Jean Paul Gaultier alla sua essenza creativa: il trench, i pantaloni fatti da Dio, i grandi colli di pelliccia, le piume e la magia. Stavolta l'immaginifico designer francese manda in passerella anche l'uomo: 15 modelli su 60 con l'immancabile Tanelle (45 anni, ex indossatore, “musa” di Gaultier) in lunga gonna di piume bianche sotto alla giacca da smoking portata in modo teatrale. La gag serve soprattutto al lancio del nuovo profumo maschile della griffe che si chiama Kokoriko e in Italia arriverà solo alla fine dell'anno venturo. Gaultier ha portato in scena una grandiosa sfida fra cigno nero e cigno bianco, ovvero tra il maschile e il femminile che si battono a colpi di supervestiti e grandi cappe per prevalere nella personalità di ogni modello.
Invece i nuovi gioielli disegnati da Gianni Bulgari per Ferragamo arriveranno alla fine di settembre con un'idea di lusso accessibile del tutto nuova nella gioielleria. Non si può certo dire altrettanto per la fantasmagorica collezione di Van Cleef & Arpels dedicata a cinque storici balli come il bal Bestegui offerto a Venezia nel 1951 o il ballo Proust offerto a Parigi nel 1976.
Le spille a forma di ballerina, il collier di turchesi e grani spinelli rosa, l'anello con un diamante a cuscino da 15,54 carati costano da 100 mila euro a 6 milioni. Del resto c'è tutto un mondo che vive di queste cose: gli artigiani prima dei ricchi che le possono solo comprare.