Le magie di Prospero secondo Tato Russo

Non è uno spazio fisico. Né un miraggio esotico. Né un salvifico approdo per naufraghi caduti per colpa degli sgambetti della magia. Secondo Tato Russo - regista, attore, scrittore, musicista, tra le personalità più eclettiche del nostro teatro - l’isola di Prospero che Shakespeare descrive nella Tempesta rappresenta semplicemente (sebbene misteriosamente) il palcoscenico della coscienza. Un luogo emotivo, cioè, dove far confluire sconvolgimenti, passioni, rovelli tutti interiori. Ecco perché nell’allestimento dell’opera da lui stesso curato, e in cartellone all’Argentina da domani all’11 marzo, la geografia si sgretola sotto l’inconsistenza poetica delle apparizioni. E quel pezzetto di terra ritagliato nel mare magnum della vita e della storia altro non è se non una lucida metafora della fragilità umana. Rafforzata, però, dall’idea che la vicenda di Prospero/Duca di Milano (interpretato dallo stesso regista) e di sua figlia Miranda (Elisabetta Ventura) funzioni come un dolente rito d’iniziazione teso alla salvezza. O meglio, come una missa solennis del Teatro in cui l’officiante (appunto personaggio/mago ma anche regista/demiurgo) intende mostrare la forza rigenerante della creazione, la vitalità infinita della fantasia. Motivo in più, dunque, per aspettarci uno spettacolo prodigo di effetti, trovate, ombre, funambolici richiami all’immaginazione e al sogno. Un lavoro pienamente in linea con lo stile di Tato Russo. Quello stile barocco e visionario, non privo di ascendenze cupe, già sperimentato con successo nei precedenti omaggi al Bardo costruiti da Sogno di una notte di mezza estate, Amleto, La commedia degli errori.