Magiste rivuole le azioni sequestrate

La Procura: sono le plusvalenze della tentata scalata. Filone d’inchiesta sugli appalti militari

da Milano

La Magiste ha presentato istanza per ottenere il dissequestro dei 21,8 milioni in azioni Rcs poste sotto sequestro tempo fa dai magistrati che svolgono l’inchiesta sull’attività del gruppo di Stefano Ricucci. La somma, secondo la Procura di Roma, rappresenta l’equivalente delle plusvalenze realizzate nell’estate scorsa dall’immobiliarista attraverso la compravendita di titoli del gruppo che edita il Corriere della Sera. Tale calcolo, tuttavia, viene contestato dai legali della Magiste.
L’avvocato Riccardo Olivo, che ha presentato l’istanza, ha anche confermato che è imminente il deposito presso il tribunale della capitale dell’istanza di concordato preventivo studiato dai legali di Magiste per evitare il fallimento. Un piano ritenuto «più sostenibile» dall’ad di Bpi Divo Gronchi, e proprio queste dichiarazioni hanno avuto un effetto positivo sul titolo Rcs, che ieri ha chiuso in rialzo del 4,16% a 4,111 euro. Gli advisor della società riconducibile a Ricucci sono però in attesa dell’ok della Bpi e della perizia di uno stimatore (esterno al piano) che si dovrà pronunciare sulla congruità dei dati finanziari. I pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli, infine, hanno fatto sapere ai legali di Magiste di non poter esprimere alcun parere sulla possibilità, illustrata agli inquirenti dal presidente del gruppo Francesco Bucci Casari, di trasferire la proprietà dei 39 milioni in azioni Capitalia dalla Garlsson alla Magiste International.
Intanto, viene alla ribalta un nuovo filone di inchiesta, avviato dalla procura di Roma proprio a partire dalle intercettazioni telefoniche raccolte nell’ambito del caso Ricucci. Due persone, infatti, risultano indagate per concorso in corruzione nei confronti di appartenenti a forze dell’ordine nell’ambito di alcuni appalti militari.
I due sono Luigi Tavano - l’ex ufficiale dell’esercito, un tempo addetto alla logistica, in carcere dal 18 aprile scorso per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento personale in quanto accusato, assieme ad altri tre, di essere una delle «talpe» che informava Ricucci sullo stato delle indagini - e Marcello Faggioni, rappresentante legale di una ditta che fornisce abbigliamento e materiale alle caserme. Nelle conversazioni telefoniche si farebbe cenno a contatti tra Tavano ed esponenti delle forze dell’ordine o militari riguardo a forniture militari e appalti in cambio di tangenti.
«Il mio assistito - ha detto il difensore di Faggioni, l’avvocato Amedeo Rizza - ha spiegato e ha chiarito il tono di quelle conversazioni. È in questo settore da anni e non è mai stato coinvolto in queste vicende»