Il magistrati bocciano l’indulto: «Tornano dentro»

Il giovane assassino di Daniele Del Re affidato alla comunità. I parenti della vittima: «Assurdo»

Anna Maria Greco

da Roma

Il Csm invierà un documento al ministro della Giustizia, Clemente Mastella, per bocciare sonoramente l’indulto. Nel testo che arriverà sul tavolo del Guardasigilli probabilmente la prossima settimana, si sottolineerà che il provvedimento interessa il 90 per cento dei procedimenti penali in corso e che per «parecchi anni» saranno pronunciate «sentenze non eseguibili», perché le pene saranno condonate. Tutto lavoro a vuoto, insomma.
Sull’indulto le toghe sono sempre state molto critiche e l’hanno spiegato più volte, sia dai vertici dell’Anm che da quelli delle diverse correnti, da Magistratura democratica a Magistratura indipendente. Posizione che viene rafforzata ora da quella che esprimerà presto il plenum del Csm, mentre esplodono le polemiche collegate con la recrudescenza della criminalità a Napoli.
A palazzo de’ Marescialli, nei giorni scorsi, presidenti e procuratori generali delle Corti d’appello di Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, hanno fatto davanti alle commissioni competenti, un quadro desolante dell’impatto che il provvedimento di clemenza ha avuto sugli uffici giudiziari. E sulle prospettive allarmanti. In settimana dovrebbe essere pronta la delibera con le conclusioni delle commissioni, che sarà poi sottoposta all’assemblea.
«Abbiamo contestato l’indulto - spiega al Giornale il presidente dell’Anm, Giuseppe Gennaro -, in primo luogo per l’entità della pena prevista, molto elevata: 3 anni invece di 2 come di consuetudine, dunque con vasti effetti. Inoltre, perché non è accompagnato da un’amnistia che estingue i reati e obbliga i magistrati a celebrare processi che finiranno nel nulla. Infine, perché influisce solo temporaneamente sulla questione del sovraffollamento delle carceri, ma non risolve. Molti scarcerati tornano a delinquere e rientrano in galera. Abbiamo visto negli ultimi giorni a Napoli che 6, tra uccisi e assassini, sono usciti grazie all’indulto».
Grida di allarme sono venute da magistrati di tutt’Italia, dal Nord come dal Sud, per reclamare la «certezza della pena» e adeguati strumenti per combattere la criminalità. Solo due esempi. Il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini, ha definito l’indulto «una sconfitta dello Stato». Parlando dei risultati di una vasta operazione antidroga dei carabinieri, ha spiegato che alcuni degli indagati non sono stati colpiti da ordinanze di custodia cautelare perché la pena rientrava tra quelle previste dall’indulto. «Un’assurdità», ha concluso.
Solo 4 giorni fa il procuratore della Repubblica di Lamezia Terme (Catanzaro), Raffaele Mazzotta, ha detto di fronte alla commissione regionale antimafia che di 80 reclusi di cui il suo ufficio si occupava quest’estate, ne sono rimasti solo 19. «Di conseguenza, le problematiche del territorio, già gravi, si sono acuite anche per i cosiddetti effetti impropri dell’indulto. Purtroppo, abbiamo sul territorio molti soggetti che prima erano nelle patrie galere».
Sulla condanna dell’indulto, conferma il magistrato torinese Maurizio Laudi della Giunta dell’Anm ed esponente di Magistratura indipendente, «tutte le correnti sono concordi». La scorsa settimana il segretario di Magistratura democratica, Juan Patrone, ha ribadito le critiche a un indulto «dalle proporzioni inusitate e senza una conseguente amnistia». Quest’estate il leader della corrente di sinistra aveva previsto che il provvedimento sarebbe diventato un «inganno» per i detenuti che sarebbero usciti dalle carceri con la prospettiva di rientrarvi dopo poche settimane. Cosa che puntualmente si è verificata.
Il malessere per il provvedimento di clemenza si aggiunge agli altri che tengono sul piede di guerra le toghe, a incominciare dai tagli agli stipendi della Finanziaria fino alle modifiche e sospensioni della riforma Castelli. E proprio domani la Giunta dell’Anm si riunirà, a una settimana dall’incontro che ha congelato un eventuale sciopero, per decidere la linea tenere.