Magistrati in prima fila al film anti Cuffaro

Sul giudice Paci uno scambio di accuse con la Procura

Marianna Bartoccelli

da Roma

Il filmato «Mafia Bianca» realizzato dai due giornalisti del gruppo di Santoro, Stefano Bianchi e Alberto Nerazzini, che denunzia la sanità siciliana come permeata dalla mafia e riprende le accuse di collusione fatte dalla procura di Palermo al governatore della Sicilia Totò Cuffaro entra in Parlamento. Avviene con l’interrogazione a carattere di urgenza del senatore Melchiorre Cirami dell’Udc al ministro della Giustizia. Secondo Cirami infatti alla presentazione fatta a Palermo di quel video erano presenti (oltre a Michele Santoro e all’ex-procuratore capo Giancarlo Caselli) alcuni sostituti della Procura palermitana e in particolare Roberto Scarpinato, Antonino Ingroia e Gaetano Paci. Cirami punta la sua attenzione proprio su Paci, uno dei pm che hanno chiesto la custodia cautelare di Davide Costa, il politico dell’Udc arrestato nei giorni scorsi e indagato di concorso in mafia. Il senatore sottolinea come quell’arresto sia avvenuto in modo eclatante, in presenza di numerosi giornalisti e telecamere «tempestivamente preavvisati da chi era a conoscenza del provvedimento» che stava per scattare. Ricordando come il codice di procedura penale preveda che il pm si debba preoccupare anche di raccogliere elementi a discapito dell’indagato e soprattutto debbano prevalere «il carattere di neutralità e di imparzialità»; secondo il senatore Cirami, la presenza alla proiezione di quei magistrati che hanno avuto un ruolo nelle indagini riportate nel video come nell’arresto del politico dell’Udc (lo stesso partito di Cuffaro, ndr), segnala «un comportamento altamente politicizzato». Nel chiedere al ministro di accertare la veridicità dei fatti, di valutarli e di avviare i provvedimenti del caso, il senatore Cirami sottolinea come quella presenza abbia dato «ulteriore prova di partigianeria e di imparzialità nella gestione della loro delicatissima funzione». Accuse simili erano state fatte da Cuffaro nel corso di un’intervista.
Immediata la risposta, di poche righe, della procura di Palermo attualmente retta da Paolo Giudici, dopo la nomina a capo della Dna di Piero Grasso. «Nessuno dei magistrati che sostengono l’accusa nel processo a carico dell’onorevole Cuffaro e cioè Pignatone, De Lucia e Di Matteo, erano presenti alla presentazione del libro e del video «La mafia bianca». Replica a giro di comunicato d’agenzia del governatore siciliano: «Non ho mai detto che fossero presenti i magistrati dell’accusa nel processo a mio carico; ho detto invece che erano presenti magistrati della Procura di Palermo tra cui uno che ha condotto le indagini nei miei confronti. A scanso di equivoci, onde evitare altre incomprensioni, faccio subito il nome: Gaetano Paci». Quest’ultimo in effetti era stato nel pool nella parte iniziale dell’indagine su Cuffaro, ma ne era uscito in polemica con la decisione del procuratore Grasso di derubricare il reato da concorso in favoreggiamento. «Spero non si consideri normale la presenza di magistrati a manifestazioni politiche - aggiunge Cuffaro nella sua nota - soprattutto se queste manifestazioni servono a presentare un libro contro un politico».