Magistrati, proteste e autocritiche

I numerosi posti lasciati vuoti dalla protesta dei magistrati nei confronti dei provvedimenti del governo hanno caratterizzato ieri l'assemblea generale della Corte d'Appello di Genova per l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2006. Il presidente della Corte d'Appello, Ettore Criscuoli, ha denunciato l'aumento continuo e progressivo del carico degli uffici giudiziari causato dall'insufficienza degli organici e dal ritardo nella copertura dei posti vacanti. Nelle cause civili Criscuoli ha notato una riduzione della «parte più qualificante del contenzioso, identificabile nelle cause tra imprese, effetto della fuga dal giudice togato delle controversie più rilevanti, che vengono affidate ad arbitri. Ed è sembrato - ha proseguito il presidente della Corte d'Appello genovese - che una valutazione di inadeguatezza della magistratura ordinaria sia stata, in qualche modo, condivisa dal legislatore, che ha attribuito al giudice amministrativo anche controversie su diritti soggettivi, in fondamentali settori dell'economia». Poi Criscuoli ha però osservato: «Resta ora a noi, giudici della giurisdizione ordinaria, operare, anche con un obiettivo esame di coscienza, per il ripristino delle condizioni che portino la magistratura a essere percepita per capacità tecnica e tempestività di decisione come unico fondamentale idoneo strumento di tutela giurisdizionale dei diritti».
Analizzando i dati statistici dell'anno giudiziario 2004-2005 il presidente della Corte d'Appello di Genova ha osservato che nel settore civile a fronte di 65.324 procedimenti sopravvenuti ne sono stati esauriti 63.188, che porta a 92.416 i procedimenti ancora non definiti. Anche nel settore penale, ha osservato Criscuoli, la durata dei processi è notevole, sebbene non quanto quella dei processi civili: «Incide negativamente la generalizzazione degli appelli alle decisioni di primo grado, in Corte di Appello si impugnano più dell'85 per cento delle sentenze di primo grado. E ciò perché vi è, in una buona parte dei casi, un uso strumentale dell'impugnazione finalizzata a far allungare la durata del processo».