Magistrato fuori ufficio: insegna a vendere olio

Più di mille toghe hanno ottenuto dal Csm il via libera per consulenze
esterne. Persi 1375 giorni di lavoro in 6 mesi. A Napoli un giudice
pagato per stare a casa

Milano - È il 22 gennaio scorso. Renato Martuscelli, professione sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Vallo della Lucania, esce di casa. È un martedì. Martuscelli non va in ufficio. Si ferma un po più in là. A Roma. Nella capitale lo aspettano per un seminario. Otto ore di lezione sul tema «Le fasi di commercializzazione dell’olio. Norme per la classificazione e la vendita degli oli d’oliva». Gettone di presenza, 520 euro lordi. Quel martedì, qualche avvocato bussa alla porta della sua stanza in Procura. «Assente», è la risposta. Assente giustificato. Chiedere al Consiglio superiore della magistratura.

L’imbarco dei Mille
È solo uno, Martuscelli. Uno di mille e 44. Tanti sono i magistrati italiani a cui il Csm ha autorizzato un incarico extragiudiziario. Un plotone di pm, giudici ed ermellini chiamati a riempire aule universitarie, commissioni d’esame e concorsi, a tenere master e lezioni di varia natura e genere, ad affiancare e, in molti casi, a sostituire i docenti in corsi per i quali non sempre appare opportuna la presenza di un magistrato. Anche considerando che è tutto lavoro sottratto agli uffici. Quando in qualunque tribunale, da Nord a Sud, si lamenta l’ingolfamento della macchina della giustizia. Mille e 44 per un periodo di sei mesi: dal 14 novembre del 2007 al 13 maggio scorso.

Il Milione
E ovviamente non si tratta di incarichi gratuiti. Anche se qualche giudice (sono pochi, in realtà) ha rinunciato al compenso accontentandosi di un rimborso spese, chi sceglie di prendersi una pausa dal lavoro d’ufficio è ugualmente retribuito. Anzi, ad eccezione dei periodi di congedo, somma stipendio e bonus pagati da Enti pubblici, ministeri e università. E il calcolo è presto fatto. In sei mesi, i Mille si sono messi in tasca qualcosa come un milione e 200 mila euro lordi stima per difetto, perché non sono pochi i casi in cui il Csm, nel conferire l’incarico, non specifica l’importo della retribuzione.

L’aritmetica del lavoro
Per la stessa ragione, va considerata come una stima al ribasso il calcolo dei giorni d’assenza dei magistrati dai loro uffici. E tuttavia sono numeri che destano impressione. Non tanto se si considera il singolo giudice, ma se si guarda al fenomeno nel suo insieme. In base agli incarichi autorizzati dal Consiglio superiore della Magistratura, infatti, sono quasi 11mila le ore di lavoro svolte fuori dai tribunali. E il conteggio è presto fatto. Date otto ore di lavoro giornaliero, sono 1.375 le giornate di assenza dagli uffici in sei mesi. Quindi i Mille ne hanno saltate in totale 229 ogni mese. Troppe, forse, in un Paese che accumula fascicoli nei corridoi dei tribunali per mancanza di personale.

I numeri del collasso
È come fare la dieta in tempo di carestia. Sono numeri del ministero della Giustizia. I posti vacanti negli uffici giudiziari, sia nei tribunali che nelle Procure, sono in tutto 1.045, per un tasso di scopertura complessivo che tocca l’11,5 per cento. A fronte di 9mila e 89 unità in organico, infatti, al 27 ottobre ne risultavano presenti solo 8mila e 44. Su 6mila e 759 giudici ne mancano all’appello 769, e su 2.330 tra pubblici ministeri e procuratori generali ci sono 276 poltrone vuote. A questo si aggiungono i 234 magistrati collocati dal Csm fuori ruolo. Questo è il quadro. Un po’ più di cautela nell’assegnare incarichi che non contribuiscono allo smaltimento degli arretrati del «sistema Giustizia», a questo punto, sembra necessario.

La Cina ringrazia
E a leggere alcuni dei «mandati» accolti dal Csm, la situazione sfiora il grottesco. È davvero indispensabile che Giovanni Salvi, sostituto procuratore generale in Cassazione, venga nominato «Componente del Gruppo di lavoro per il coordinamento delle attività formative e scientifiche rivolte ai funzionari e dirigenti dell’amministrazione pubblica cinese», per un anno e a 3mila e 500 euro a trimestre? O che da Roma, Simonetta D’Alessandro (peraltro già al ministero) si faccia 800 chilometri per partecipare alla «Commissione esaminatrice per l’accertamento della conoscenza della lingua francese su istanza di notai che richiedano la prima assegnazione di una sede nel distretto notarile di Aosta?». Altri casi. Ad Asti, la Camera di commercio ha fatto il giudice Alessandra Mainella «vicepresidente supplente della commissione provinciale Ruolo stimatori e pesatori pubblici» (per tre anni). Marco Ghionni, giudice del tribunale di Lagonegro, tiene 16 ore di lezione sul «diritto in biotecnologie». Alessandro Andronio, dalla Corte costituzionale, va a Firenze per 20 ore di seminario sulla «legislazione geologica ambientale». Un bel viaggio anche il suo. Va meglio, molto meglio, a Ernesto Aghina, giudice di Napoli. Incarico di sette mesi per stilare un programma di aggiornamento delle forze dell’ordine in materia di antidroga. Euro 5mila, e senza dover neppure prendere la porta. «Luogo di svolgimento - scrive il Csm - proprio domicilio». Aghina, insomma, non è nemmeno costretto a uscire di casa. Neanche per andare in tribunale.