Magistrato sconfessa Amato: liberi l’imam e il suo aiutante

da Milano

L’ex imam di Varese, Abdel Majid Zergout, e il suo collaboratore Abdellilah El Kaflaoui, sono liberi e nelle loro case a Varese.
I due marocchini, assolti dall’accusa di terrorismo internazionale, non possono essere trattenuti in un Centro di permanenza temporanea, perché non solo la loro espulsione decisa dal ministro dell’Interno Giuliano Amato è stata bloccata dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo, ma anche perché non può bastare il semplice sospetto per privare una persona della propria libertà.
Parola del giudice di Pace di Milano che ieri non ha convalidato il loro trattenimento nel Cpt, appunto con queste motivazioni. E il sospetto, ha aggiunto il loro avvocato, Luca Bauccio, è anche stato «smentito da una Corte d’Assise italiana», con la sentenza con cui il 24 maggio scorso Zergout, El Kaflaoui e un terzo imputato sono stati assolti dall’accusa di terrorismo internazionale (270 bis C.P.) con la formula più ampia, «per non aver commesso il fatto».
Il giudice di Pace ha anche annullato il provvedimento di revoca del permesso di soggiorno emesso dal questore di Varese, perché, a detta del legale, è «generico e carente in motivazioni».
«Il trattenimento non è legittimo - ha aggiunto Bauccio - perché priva della libertà due persone a fronte di una decisione della Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha sospeso la loro espulsione, e non possono considerarsi pericolose due persone assolte da una Corte d’Assise italiana».
Per l’avvocato, «ora giustizia è fatta: tre organi giudicanti nel giro di sette giorni hanno affermato che bisogna tenere giù le mani» da Zergout ed El Kaflaoui.
«Chiedo alla società civile e al Parlamento - è stato il suo appello - che vigilino affinché non si verifichino ulteriori atti di negazione dei diritti fondamentali», perché i suoi assistiti «sono innocenti e meritano di essere trattati come tali».
Ora, il rischio per i due marocchini è che vengano emessi nuovi provvedimenti amministrativi nei loro confronti, oppure delle misure di prevenzione, come era già accaduto a Mohamed Daki, assolto nei primi due gradi di giudizio, in attesa di un nuovo processo disposto dalla Cassazione: Daki inizialmente fu sottoposto all’obbligo di dimora in provincia di Reggio Emilia, tenuto sotto controllo da due agenti, e poi espulso in Marocco su decisione del ministro dell’Interno, sempre per timori di turbative dell’ordine pubblico e della sicurezza.
Il 13 giugno si discuterà la sorte del terzo coimputato, Mohamed Raouiane, anch’egli assolto, ma ancora in carcere per una richiesta di estradizione dell’autorità giudiziaria marocchina, dopo una condanna a 10 anni perché ritenuto coinvolto negli attentati di Casablanca nel 2003.
«Un processo di cui il mio assistito non ha mai saputo nulla fino alla richiesta di estradizione e svoltosi senza avvocato», ha spiegato Bauccio, che ha quindi chiesto la revoca della misura cautelare motivata dalla richiesta di estradizione.