MAGLI Gesù il grande genio dell’eversione

Per questo la Chiesa, fondata da Paolo più che da Pietro, «è la storia di un tradimento»

«Ho voluto spiegare le religioni con estrema semplicità e assoluto rigore nel livello dei concetti, partendo dalla constatazione che, a prescindere dalle differenze fra l’una e l’altra, esse sono una creazione del pensiero umano e rispondono a due bisogni fondamentali strettamente connessi. Il primo: fornire una spiegazione della morte; il secondo: mettere in atto un Potere che la domini, usandola per far aumentare il Potere. In realtà il bisogno del Potere è diventato subito primario in tutte le società, dalle più antiche alle contemporanee. E i detentori del Potere si sono serviti del timore della morte e del controllo-dominio sulla morte per organizzare la vita del gruppo».
Così Ida Magli introduce il suo nuovo saggio, Il mulino di Ofelia. Uomini e Dei (Bur, pagg. 250 pagine, 9,80 euro). E specifica: «Nelle religioni, dunque, si nasconde la storia che sta sotto alla storia dell’uomo; i passi incerti, pieni di angoscia e di speranza che gli uomini hanno via via compiuto per poter vivere malgrado la morte, per riuscire a venire a patti con le forze soverchianti da cui erano e sono circondati». Raccontare le religioni significa «raccontare la solitudine, accompagnare gli uomini di ogni epoca nei loro innumerevoli tentativi per uscirne». Quello di Ida Magli è un pensiero lineare, tutto basato su concatenazioni logiche, che può apparire complesso soltanto perché nuovo e dirompente nelle sue conclusioni. Meglio spiegarlo con alcune delle sue stesse parole, lasciando al lettore il piacere di scoprire molte altre parti fascinose del libro, come l’analisi originale della civiltà romana, la storia delle donne, del monachesimo, della Chiesa, del confucianesimo, dell’induismo, del buddhismo, della democrazia, della politica. Tutto visto con gli occhi implacabili ma così «umani» dell’antropologia.
All’origine e al centro delle religioni «c’è la Morte» (uso le maiuscole come l’autrice), e la salvezza dalla morte giunge sempre dall’esterno: da un luogo potente, da un oggetto potente, da un uomo potente in quanto in grado di comunicare con il Divino, di cui diviene Rappresentante e Mediatore davanti al gruppo. Tali sono gli stregoni e gli sciamani nelle culture primitive, e ancora di più lo sono i Fondatori delle grandi religioni, come Abramo, Buddha, Maometto. Costoro hanno il Potere del sacro, infinitamente più forte di quello laico perché viene da un’investitura divina, non da una delega terrena.
Furono gli Ebrei a affrontare in modo del tutto diverso e nuovo il problema della morte, assumendosene la colpa per avere disubbidito a Dio: «Questo significa che l’uomo è più forte della morte: se è stato lui a provocarla può fare in modo che essa finisca. Il destino quindi è nelle mani degli uomini». Non solo: gli Ebrei hanno inventato il monoteismo, perché si sono posti come popolo eletto, e se esiste un solo popolo prediletto da Dio, deve esistere un solo Dio. Su questa convinzione, però, gli Ebrei hanno fondato un sistema del Sacro fatto di mille regole, sacrifici e purificazioni necessari a placare le ire di un Dio geloso. Gesù, ebreo, fu il grande eversore di questo sistema, e viene definito dalla Magli, umanamente (ma al livello più alto dell’umano), «genio», essendo il genio rappresentato dalla «capacità di liberarsi dal pre-giudizio culturale; di oggettivare la propria cultura usandone i contenuti per uscirne». Gesù fu un eversore della realtà che lo circondava: «Non c’è in Gesù il bisogno di ingraziarsi la Divinità con continui atti di purificazione, di preghiera, di offerta, di sacrificio. Tutto quello che Gesù fa e dice rompe la trama ossessiva del timore che assilla gli Ebrei nel rapporto con Dio e che impediva (impedisce) di vivere una vita piena, libera, reale».
Esemplare la sua affermazione rivoluzionaria per cui il sabato è fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato, quando infrangere la regola del non lavoro di sabato significava una condanna a morte. Tutti i poteri «sono Poteri in quanto si pongono come “assoluti”, al di là della realtà; è proprio questo invece che Gesù ha tentato di eliminare, gli assoluti», infrangendo i tabù e facendo crollare il muro invisibile ma altissimo del Sacro. Gesù di Nazaret ha dunque concepito un’opera straordinaria, come mai nessun rivoluzionario, né prima, né dopo: uscire dal sistema del Sacro «non per mezzo del Potere, ma eliminando il Potere. Metter fine quindi, per prima cosa, all’attesa degli Ebrei affermando che non c’è nulla da attendere in quanto la salvezza non viene dall’esterno, da profeti o messaggeri di Dio, ma dall’interno stesso dell’uomo, dal suo volere, dalla fiducia nel proprio pensiero e nella propria responsabilità». La Chiesa fondata da Paolo, più che da Pietro, «non ha a che fare con il pensiero di Gesù», avendo conservato la logica dell’Ebraismo in quanto è una logica che rende fortissimo il potere delle istituzioni religiose: «La storia del cristianesimo è la storia di questo tradimento. (...) Conservare il Potere del Sacro è stato l’unico scopo dell’Ebraismo e del Cristianesimo».
Maometto, nel sistema di pensiero di Ida Magli (ma è difficile non essere d’accordo), fondando la sua religione sui primi cinque, antichissimi, libri della Bibbia, rappresenta un passo indietro nello sviluppo delle religioni. Infatti non aveva percepito, «neanche nella forma distorta dei Cristiani, la sete di liberazione dal Sacro che si sprigionava dalle parole e dai gesti di Gesù» e che li aveva indotti, malgrado il loro attaccamento ai rituali ebraici, a eliminare la circoncisione, tutti gli atti di purificazione, il sacrificio degli animali e soprattutto a mettere le donne alla pari dei maschi. Per Maometto sono gli strumenti del Sacro la realtà di una religione, e non a caso il Corano ha una fortissima impronta legislativa che «lascia gli uomini fermi ai modi più ovvi di vivere la religiosità: il ritmo lento e sicuro delle stagioni sotto lo sguardo lontano e imperscrutabile di Allah». Tranne che per il dovere di ogni musulmano di esprimere al massimo la propria fede diventando il combattente e il martire che muore in battaglia per il suo Dio: «L’ideale di un’espansione con la forza, la migliore giustificazione che gli uomini possano trovare per esplicare l’aggressività, per combattere e imporre agli altri uomini il proprio predominio: il precetto religioso, la santità della guerra».
La conclusione di Ida Magli è drammatica: il Potere europeo viene a patti con l’islamismo non perché lo tema, ma perché ha «paura della mancanza di una religione in Occidente». E l’islamismo è vincente perché possiede due strumenti fondamentali: la forza della procreazione e le strutture universali del Sacro, che attecchiscono facilmente ovunque proprio perché rispondono a bisogni religiosi elementari. L’Europa, «ridotta a “femmina”», è «priva anche del minimo coraggio per affrontare conflitti che mettano a repentaglio la vita fisica cui tutti in Europa sono dediti come l’unica cosa che abbia valore», e «per i Musulmani sarà un gioco impadronirsene e imporre il proprio modello culturale». Quello della Magli è, in definiva, un invito alla lotta contro questa realtà in atto, ma di cui pochi si accorgono ancora. Come ha detto in un’intervista recente: «Abbiamo impiegato due millenni per liberarci dal governo del Sacro e dalle ingerenze della Chiesa, non possiamo inchinarci adesso a un nuovo Potere assoluto sulle nostre vite».
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