la MAGLIA NERA di

Al numero uno del pallone europeo tocca l’onore (?) di aprire questa galleria. Ma non si tratta di una scelta fatta a priori. Michel Platini se l’è cercata predicando da Donchisciotte contro i mercanti a caccia di stelle, logicamente a cifre bestiali. L’Uefa non poteva trovare presidente migliore di lui, di questo ex campione che a 32 anni, giusto come Boniperti, ebbe la forza di lasciare il calcio e rinunciare a ingaggi importanti. A nulla valse una colazione mattutina con Gianni Agnelli che a cavallo degli Anni 90 gli offrì la presidenza della Juventus. Unico in ogni senso: per come giocava e per come ha impostato la vita. «Mi piacciono i soldi, servono a vivere bene, ma non sono tutto. Ho rispetto degli sponsor, dei partner, dei denari. Il calcio però è un’altra cosa. È sbagliato anche dare troppa importanza agli allenatori con le loro tattiche e i loro schemi. Il calcio è fatto dai giocatori, a loro dobbiamo sogni ed emozioni. Lasciateli respirare, liberateli dal business a ogni costo», il suo pensiero. Ma il calcio non va in questa direzione. E Platini lo sa benissimo perché l’Uefa, di cui è presidente, ha esaltato il modello privatistico nell’Europa allargata e si comporta come una qualsiasi azienda che fa del profitto un obiettivo essenziale, direi indispensabile. Lo sottolineano gli 800 milioni ricavati dalla cessione dei diritti tv, erano 50 nel 1996. Lo testimoniano i 700 milioni che resteranno nelle casse dell’Uefa a fine Europeo. E allora come si fa a lanciare messaggi che, per quanto belli e puri, vanno contro la storia? Se Moratti non strapaga Ibrahimovic, glielo portano via. E così Ferguson con Cristiano Ronaldo. Sono altri i discorsi da fare e i metodi da usare per dare un taglio agli spaventosi deficit di quei club che, se non vanno avanti in Champions League, rischiano il fallimento. Ma come la mettiamo con le promesse fatte alle grandi società per sciogliere il G14?