La maglietta fina di Baglioni indossata dalla bella Mary

Cominciano le riprese del film ispirato al brano del cantante. Protagonista la giovane Petruolo

da Roma

Invece di andare in vacanza, i costumisti italiani corrono dietro a una maglietta. Dev’essere fina, così stretta da far indovinare tutto e poiché circolano solo toste fibre di plastica e quei tessuti morbidamente attillati sulle ragazze anni Settanta sono fuori mercato, parte un sondaggio: come volete la maglietta di Mary Palma Petruolo in Questo piccolo grande amore? A righine, sciancrata, a V? Jersey fantasia? Seta monocolore? Il 28, infatti, a Roma cominciano le riprese della commedia sentimentale più ghiotta a San Valentino, quando sugli schermi, il 12 febbraio 2009, approderà il film di Riccardo Donna, ispirato e guidato dall’inno d’amore generazionale, che con le sue note carezzevoli, nel 1972, consacrò il cantautore Claudio Baglioni re del pop italiano. Quei versi così quotidiani (Quella sua maglietta fina / tanto stretta al punto che immaginavo tutto (…) mi manca da morire / quel suo piccolo grande amore / adesso che saprei cosa dire / adesso che saprei cosa fare) hanno cullato più generazioni adolescenti ed è qui il nucleo dell’operazione multimediale, a base di dischi, concerti, libri e un film intorno al concetto Piccolo grande amore. Per ora, la ragazza Petruolo, classe ’89, non sta nella pelle: sa che, muovendosi Baglioni, Medusa (distributrice del film), lo stesso produttore di Notte prima degli esami, rischia di fare il botto al botteghino. E lei, la biondina glaucopide di Marcianise (Caserta), che a nove anni girava con Lizzani (fu Maria José piccola nell’omonima serie tv), mette e leva jeans a zampa d’elefante, top corti, scarpe con la zeppa. «Quanto mi piacciono!», urletta. Sarà subito diva?
Cara Mary Petruolo, perché è stata scelta come protagonista di Piccolo grande amore?
«Credo d’avere, oltre al talento e a un po’ di fortuna, il fisico del ruolo. Ho fatto cinque provini, sempre più difficili».
In che cosa consiste, il suo «fisico del ruolo»?
«Ho un’aria angelica. Da ragazza-bene. Ma attenzione alle ragazze con gli occhi azzurri! Come Giovanna Mezzogiorno, il mio mito, ho gli occhioni chiari da buona, ma anche molta grinta».
Com’è la vicenda del film?
«Nella Roma anni Settanta, in fermento studentesco, io, Giulia, secchiona del quartiere Prati e liceale modello, m’innamoro di Andrea, cioè Emanuele Bosi. Lui è diverso da me: idealista contestatore, viene dalla periferia di Centocelle. Discuteremo e ci ameremo sotto i ponti del Tevere, sulle note di Piccolo grande amore e di altre canzoni di Baglioni».
Conosce il repertorio del cantautore?
«Non tutto. Da piccola sognavo, nella mia cameretta, ascoltando Piccolo grande amore. Spero d’incontrarlo!».
È giovane, ma ha cominciato presto a recitare…
«Se a nove anni non avessi incontrato Lizzani, il più buono dei registi, non sarei qui. Nonostante la sua mole, alto com’è, con me fu dolcissimo, guidandomi a interpretare “l’ultima regina” nell’infanzia. Devo a lui quel che sono».
In televisione ha recitato nelle serie La squadra, Orgoglio, Gente di mare e Raccontami, con Massimo Ghini. Quali differenze tra il piccolo e il grande schermo?
«I ritmi tv sono forsennati, ma va bene: sono un soldatino, allenata alla disciplina da anni di danza classica. Il cinema mi prende in un’altra maniera».
Ha lasciato la quieta Marcianise, vive a Roma da sola: i suoi sono preoccupati?
«Un po’. Mio padre Giuseppe è maresciallo dei carabinieri e mia madre Consiglia è maestra elementare: come tutti i genitori, stanno in ansia, ma si fidano di me. E poi, tra prove e provini, conosco Roma meglio di Caserta!».
Le piace leggere?
«Sul comodino ho le poesie di Baudelaire. Amo i poeti maledetti… Verlaine, Rimbaud. Rimpiango di non poter andare all’università: dopo il Liceo linguistico, avrei frequentato Lingue. Ma ho dovuto tuffarmi negli anni Sessanta, con Raccontami. Poi, nei Settanta... Andando indietro nel tempo, non trovo tempo per me».