Magliette anti Islam, Fini «riveste» Calderoli

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Marianna Bartoccelli

da Roma
L’ultima provocazione del collega di governo Roberto Calderoli non è piaciuta a Gianfranco Fini e ieri, alla richiesta di dimissioni di Berlusconi, è seguita una forte reprimenda del capo della Farnesina. «Io voglio che ci sia un riconoscimento dei diritti e con la mia t-shirt faccio una battaglia di libertà... la indosso anche adesso». Così il leghista Roberto Calderoli, sbottonandosi la camicia e facendo intravedere la maglietta con le ormai famose vignette che hanno infiammato le proteste dell’Islam, ha voluto sottolineare la sua posizione. Sostenendo che si tratta di una «battaglia di libertà del proprio pensiero». «Credo che tutti debbano essere rispettati, non esiste al mondo che si venga a casa nostra a volerci imporre le tradizioni di altri» è stata la motivazione fornita dal ministro.
Dopo il presidente del Consiglio Berlusconi è arrivata la forte critica del ministro degli Esteri, che non ha voluto dare spazio ad alcuna delle giustificazioni di Calderoli: «In un momento così difficile e delicato nei rapporti fra l’Unione europea e il mondo arabo e islamico, tutti, a maggior ragione i ministri della Repubblica, devono attenersi a comportamenti seri e responsabili». Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Pisanu, che ha definito quelle vignette «un’offesa gratuita a valori religiosi che danno senso alla vita di miliardi di uomini».
Intanto le frasi di Calderoli sono state subito recepite nel mondo arabo. Tanto che i rappresentanti di uno dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, la Libia, e che erano attesi oggi a Treviso per un workshop sui rapporti tra l’imprenditoria veneta e le aree del Maghreb e del Mashrek, hanno revocato la propria partecipazione come segno di protesta.
Non basta al verde Luana Zanella, presidente dei deputati Verdi, la reprimenda del capo della Farnesina nei confronti di Calderoli: «Non ci convince la paternale di Fini: i comportamenti di Calderoli distruggono la credibilità del nostro Paese, offendono milioni di persone e mettono a repentaglio la sicurezza di tutti noi. Se davvero il suo governo volesse evitare conseguenze serie per le provocazioni del leghista, dovrebbe pretendere le sue dimissioni», ha replicato l’esponente dei Verdi, dimenticando che in questa direzione si era già pronunciato il premier. Nessuna replica da parte del ministro Calderoli ma il compito di assumerne la difesa tocca al presidente del gruppo della Lega Nord al senato, Ettore Pirovano: «Sono assolutamente in disaccordo - dice Pirovano - con il vicepresidente del consiglio Fini. Comportamento serio è tutelare la propria dignità e quella dei propri concittadini e della religione di questa nazione. Qualsiasi altro atteggiamento che denoti una forma di buonismo non motivato può essere soltanto dannoso perché apre le porte all’escalation da parte di coloro che si sentirebbero autorizzati a qualsiasi insulto sociale o religioso nei confronti dei cittadini italiani e della religione cattolica».
Pirovano ricorda anche l’episodio delle vignette pubblicate da un giornale egiziano che raffiguravano, in una rappresentazione altamente blasfema perché non era una caricatura, una Madonna sensuale a seno scoperto che, sorreggendo il Bambino Gesù, mostra una coppa piena di sangue in sfregio al sangue dell’Eucarestia. Ricordo che serve al senatore leghista per replicare a Fini: «Noi stiamo dalla parte della nostra gente, gli altri si facciano aiutare dai loro imam». D’accordo con la reprimenda di Fini il vicepresidente Ue, Franco Frattini: «In un momento come questo è inutile buttare altra benzina sul fuoco. L’appello alla prudenza è sempre utile», ha detto parlando a Bruxelles dopo l’intervento al Comitato delle Regioni. A Strasburgo intanto il Parlamento europeo, oltre a condannare gli attacchi alle ambasciate e l’assassinio di padre Santoro, ha sottolineato come «in molti dei paesi in cui le violenze e le manifestazioni contro le caricature hanno avuto luogo la libertà di espressione, la libertà di parola e la libertà di riunione sono regolarmente violate». Ed ha espresso inoltre la sua solidarietà ai giornalisti in Giordania, Egitto e Algeria che hanno avuto il coraggio di ripubblicare e di commentare in modo pertinente le vignette. Strasburgo ha condannato vigorosamente il loro arresto e ha esortato i rispettivi governi ad assolverli da tutte le accuse.