Magna contro Marchionne: «Non è uomo-auto»

CHRYSLER Il capo del Lingotto in Usa prepara il futuro della società dopo la bancarotta

Attacchi, critiche, litigi, smentite, ritorsioni e soprattutto ritardi: fino a questo momento il vero vincitore della corsa a Opel è il caos. Oggi dovrebbe essere l’ennesimo giorno della verità: a Berlino, infatti, è prevista una nuova riunione fiume durante la quale il governo prenderà atto delle rassicurazioni attese, entro le 14, dal Tesoro americano a proposito del prestito ponte di 1,5 miliardi che assicurerà l’operatività a Opel, per la quale sono in lizza Fiat e Magna, in un contesto di amministrazione fiduciaria. Il timore espresso da Berlino è che la somma finisca a rimpinguare le esauste casse di Detroit. Per questo il ministro dell’Economia, Theodor zu Guttenberg, ha chiesto di conoscere a chi è intestato e dove è domiciliato il conto destinatario. E proprio sull’entità del finanziamento ieri si è rischiato che i rapporti tra Berlino e Detroit precipitassero: sembrava, infatti, che da Gm fosse arrivata, inaspettata, la richiesta di 300 milioni aggiuntivi all’1,5 miliardi predisposti dal governo tedesco. «Gm - ha tuonato il capo delle tute blu di Opel, Klaus Franz - deve sapere che l’Europa non è un casinò per giocatori d’azzardo». A placare gli animi è dovuto intervenire, dal Michigan, il numero uno Fritz Henderson, spiegando che c’era stato un malinteso. In realtà, gli americani chiedevano un anticipo sulla somma di 450 milioni (i tedeschi, però, pensavano di sganciarne solo 100). Il vicecancelliere Frank-Walter Steinmeier ha approfittato della situazione per assicurarsi il sostegno del segretario di Stato americano, Hillary Clinton, per una soluzione condivisa.
Nuove tensioni, poi, sono scaturite dalla decisione di tenere oggi la riunione della Commissione Ue sulla contesa italo-austro/russa per Opel. Berlino ha giudicato «affrettata» la convocazione del vertice Ue, vista anche la bacchettata ricevuta dal vicepresidente Günter Verheugen, lo stesso che qualche settimana fa aveva messo in dubbio le capacità di Fiat di conquistare Opel: «Dobbiamo garantire - ha detto il commissario - che nessuna misura sia adottata senza previa informazione e senza coordinamento tra tutti i Paesi coinvolti nell’operazione; per Opel e gli altri marchi di Gm in Europa non può che esserci una soluzione europea». È un’affermazione che fa preludere tempi ancora lunghi, tenendo anche sempre conto che la Germania è sotto elezioni. E veniamo ai contendenti, nelle cui mani ci sarebbe un documento che rivela come Opel/Vauxhall potrebbe accusare nel 2009 perdite per oltre 3 miliardi di dollari. La casa madre, in proposito, addolcisce il boccone prevedendo, nel 2012, un Ebitda al 10 per cento.
Ieri il presidente di Magna, Frank Stronach, si è preoccupato di far sapere che il suo gruppo ha significativamente aumentato la quantità di capitale proprio che intende offrire a Gm. Ma anche le banche che supportano Fiat («pronti a sostenere Torino anche finanziariamente», ha annunciato Sergio Ermotti, di Unicredit) sono in attesa di sviluppi per poter aprire il cordone della borsa. In linea con Unicredit è anche Intesa Sanpaolo. E mentre il governatore dell’Assia, Roland Koch, sostiene «che Gm ha già scelto Magna» e lo stesso Stronach punzecchia Sergio Marchionne («non è un uomo-auto») rischiando di perdere due clienti per i componenti come Fiat e Chrysler in un colpo solo, l’ad del Lingotto ha seguito negli Stati Uniti le ultime fasi del dibattito davanti al giudice che porterà, forse già da oggi, Chrysler fuori dal «Chapter 11». Marchionne, volato da Berlino a Detroit dopo il lungo incontro con il cancelliere Angela Merkel, deve ora seguire da vicino la trasformazione di Chrysler da brutto anatroccolo a cigno. A metà giugno, infatti, uscita la casa Usa dalla bancarotta pilotata e terminati gli adempimenti burocratici, l’ad di Fiat assumerà ufficialmente la carica di ceo del gruppo di Auburn Hills. Ad affiancarlo, nel cda, saranno Alfredo Altavilla (Fiat) e Lucio Noto (ex Exxon Mobil). Ieri l’ex ad di Chrysler, Bob Nardelli, ha chiesto al giudice che si occupa del «Chapter 11» di dare l’ok alla cessione degli asset buoni della casa automobilistica alla nuova società controllata all’inizio, per il 20%, da Fiat. Oggi, infine, Marchionne raggiungerà Montreal, rispettando così un impegno preso tempo fa: la partecipazione a un convegno di direttori finanziari.