Dalla Magna Grecia a Milano con Sergio Vecchio

Un viaggio nel mito quello che propone Sergio Vecchio. Con un biglietto di andata e ritorno da Paestum, dove vive e lavora, a Milano, in via Sant’Orsola 12 dove sono esposti, fino al 31 ottobre, i suoi lavori. A bordo di olii e di disegni su carta di Acireale, carta impastata a mano dal sapore grezzo e antico, si naviga verso terre lontane, confini mai esplorati da occhio umano verso terre di nessuno. Ed è proprio Nessuno, o meglio Ulisse che dà il titolo alla antologica di Vecchio: «Ulisse: un altro viaggio», mostra che vanta il patrocinio della provincia.
«Il Cilento, terra del mito, ospita una parte importante del viaggio di Ulisse che, assurto a simbolo dell’avventura, “sosta” in Paestum per un tentativo di sintesi che si “rivela” all’infinito - scrive Antonio Baldo della Baldo & Partners, la compagnia di assicurazioni che ospita la mostra. - Dipingere il mito è il tentativo di rappresentare l’inconscio collettivo che l’uomo avverte come necessità ontologica. Provare a raccogliere la mitostoria è come porsi al di fuori del tempo e dello spazio. Potrà Milano toccare le corde per suonare la musica che la Magna Grecia e Sergio Vecchio hanno composto?».
Nei colori caldi, nei guerrieri a cavallo su sfondi infuocati o avvolti nella notte serena rivivono le atmosfere e le vicende della Magna Grecia, che nella lunga carriera del pittore salernitano sono diventate centro e fulcro della ricerca. Un salto indietro nel tempo, nelle profonde origini della nostra cultura mediterranea, che ben si sposano con le origini e il sentire di Antonio Baldo: «Vecchio è salernitano come me. Me l’hanno presentato un anno fa, sono stato nel suo studio, ho visto i suoi lavori, ne ho scelti trenta per la mostra. Lo trovo - racconta Baldo - molto elegante, nel suo affondare le radici nel mondo greco romano e nel mito, un mondo a me molto gradito». Ed è un viaggio quello che propone Baldo, collezionista per passione da una vita, con «Arte Milano Incontri», di iniziazione verso l’arte: «le persone che si avvicinano all’arte sono migliori - sostiene - lo scopo, infatti, è quello di avvicinare i milanesi all’arte». Sta poi allo spettatore «suonare» con le opere esposte.