«Magnifici gli anni Sessanta

«Adulti con riserva. Com’era allegra l’Italia prima del Sessantotto» è il libro di Edmondo Berselli (Mondadori) che verrà presentato domani alle 21 alla Sala Mercato del Teatro dell’Archivolto a Sampierdarena. Saranno presenti Gino Paoli e Renato Tortarolo. L’ingresso è libero.
Edmondo Berselli giornalista, conduttore di programmi televisivi, autore di spettacoli teatrali, è uno degli editorialisti più apprezzati del quotidiano «la Repubblica» e di «l’Espresso». In questo libro Berselli ripercorre gli anni fatati del decennio più breve del Novecento, gli anni Sessanta: un piccolo sortilegio della storia, perché in realtà durano pochissimo, dall'apparizione di Bob Dylan, dei Beatles e dei Rolling Stones, fino al Sessantotto, quando la politica prenderà il sopravvento sulla fantasia. Eppure, quella fulminea stagione fissa per sempre i suoi simboli nella nostra immaginazione: John F. Kennedy, il beat, il partito democratico, Luisito Suarez, le chitarre Eko, «I can't get no satisfaction», «Che colpa abbiamo noi». I Sessanta sono un laboratorio o, meglio, un lungo istante stregato in cui prende forma la nostra modernità. Sono il momento in cui il mondo si è colorato all'improvviso, dopo il grigiore dei Cinquanta. La nostra cultura di oggi è il prodotto di quello stato d'animo in cui sembrava, per la prima volta, che ci fosse spazio per una speranza, un'attesa, una liberazione. Nella Londra delle minigonne «optical» di Mary Quant e nella Parigi dei vestiti con i disegni stilizzati di Courrèges, quando all'improvviso le ragazze diventano tutte belle e sexy. È questo il panorama di un racconto che si sviluppa sul filo della memoria, nel caratteristico stile con cui Edmondo Berselli affianca all'accento ironico l'emozione del ricordo. Con una certezza: che in quell'epoca che si spegne quasi subito, il mondo contemporaneo conduce un esperimento irripetibile, strepitoso, felice. E con una tesi di fondo, ovviamente polemica: se ci avessero lasciato proseguire quell'avventura, invece di affliggerci con le occupazioni, il ciclostile e il movimento, insomma, se non ci fosse stato il Sessantotto, saremmo diventati moderni e liberal molto prima.